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martedì, dicembre 16, 2003
 

Non so come successe. Non so perché successe, ma quando mi svegliai quella mattina ero invisibile.

Non me ne resi conto subito (sapete, il mio cervello ci mette qualche minuto per carburare, al mattino), ma quando non vidi i miei piedi nelle ciabatte capii che forse qualcosa non andava.
E non erano solo i miei piedi! Alzai le braccia in modo che le mani dovessero trovarsi proprio davanti al mio viso, ma non le vedevo. Chiusi gli occhi, ma fu come se niente fosse, la luce passava attraverso le palpebre. Guardando in basso vedevo solo un paio di boxer che fluttuavano in aria. Controllai al tatto che ci fosse ancora tutto. C'era. Non che mi servisse molto, visto che le ragazze non potevano vedermi. A dire la verità non mi era servito a molto neanche quando le ragazze potevano vedermi, probabilmente proprio perché potevano vedermi...
Comunque la situazione non era proprio il massimo della vita, le cose che potevo fare erano ben poche:
1. Sedermi sul letto con la testa invisibile tra le mani invisibili e cominciare a piangere (non è il mio stile);
2. Aprire la finestra e buttarmi di sotto (ero al piano terra e avrei solo fatto la figura dello scemo invisibile);
3. Girare per strada nudo ad alzare la gonna alle ragazze (con la fortuna che ho avrei trovato solo ragazze in jeans);
4. Mettermi a leggere Superman aspettando che la cosa passasse.

Dato che sono un tipo abbastanza riflessivo optai per la quarta possibilità, così mi risdraiai sul letto e mi misi a leggere con interesse il Superman di John Byrne. Dopo pochi minuti cominciai a sentire un leggero languorino, e visto che non avevo sottomano dei Ferrero Rochet mi convinsi che dovevo mangiare qualcosa, anche perché era quasi mezzogiorno.
A questo punto voi direte: "Alla faccia dei pochi minuti, questo ha letto fumetti per ore!". No, no, il fatto è che io non sono mai stato un tipo molto mattiniero, soprattutto quando non ho lezione all'Università. Oddio, l'università. Mancava una settimana all'esame di Storia del Cinema che avrei dovuto sostenere. Dovevo risolvere la situazione al più presto, ma ancora più presto dovevo risolvere il problema della colazione. Anche ammesso che Mattia e Oscar (i due studenti che dividono la casa con me) fossero nelle loro camere con le porte chiuse, sarebbero potuti venire in cucina per caso, e allora quale sarebbe stata la loro reazione nel vedere una caffettiera che si riempie e si mette sul fuoco da sola? Ma ancora peggio sarebbe stato se fossero entrati mentre lo stavo bevendo, il caffè. Sapete, ho visto il film dell'uomo invisibile diretto da John Carpenter e posso immaginare quale sarebbe stata la loro reazione. Vedere un apparato digerente in piena azione non è esattamente la cosa più piacevole del mondo, a meno che non siate dei medici, ma loro non lo erano.
Oscar è praticamente un punk metallaro che si porta sempre in giro una decina di chili di borchie, catene, anelli, capelli, e orecchini vari.
Mattia invece è un pazzo scatenato che riempie di buchi qualunque muro veda quando ha in mano il suo fido martello da speleologo, e non si sa come sia finora riuscito ad evitare una condanna per molestie sessuali, visto che sbava dietro il 200% delle ragazze della terra (e anche dietro il 90% delle extraterrestri).
Un momento, come sarebbe a dire "Dio li fa, poi li accoppia"? Solo perché al referendum di Telepiù ho votato come miglior film di tutta la storia del cinema "Moana contro la Bestia, parte VIII" non vuol dire che sono un maniaco. Si, vabbè, un po'. Insomma, sono abbonato a Playboy, Playmen, Penthouse, Men, Tilt, Excelsior, Private Magazine, Blitz, Club International, Sorrisi e Canzoni; ho una tessera dell'Associazione Maniaci Italiani, ma in fondo chi non è come me?
Comunque non potevo resistere, avevo una fame della Madonna, così aprii con molta attenzione la porta della mia camera. Subito l'onda sonora proveniente dalla camera di Oscar mi informò che stava ascoltando i Pink Floyd. Cercando di non fare troppo rumore, cominciai a camminare per il corridoio (ma anche se avessi fatto rumore, sarebbero riusciti a sentirmi, in tutto quel casino?) in direzione della cucina, dove prevedibilmente avrei potuto trovare qualcosa da mangiare. Per arrivare in cucina dovevo passare davanti alla camera di Mattia, ma non mi poteva vedere attraverso la porta a vetri (vabbè, non mi avrebbe potuto vedere lo stesso, visto che ero invisibile), perché ci aveva attaccato un poster tridimensionale di Elle McPherson.
Non chiedetemi dove l'ha preso perché non lo so. E anche se lo sapessi non ve lo direi. E anche se ve lo dicessi non potreste permettervelo. E anche se foste pieni di soldi fin sopra le orecchie dovreste vergognarvi di accontentarvi di un poster di Elle McPherson quando potreste avere Elle McPherson in persona!
Comunque Mattia stava martellando sul muro. Prima o poi farà crollare la casa a furia di buchi nei muri. Ero abbastanza sicuro che stesse appendendo il poster dell'ultimo numero di Playboy. Glielo avevo dato io. Non potevo appenderlo in camera mia, cosa avrebbero detto i miei genitori se fossero venuti a trovarmi? Non sono molto convinto che mia madre avesse veramente creduto a quello che le avevo detto quando aveva trovato tra i miei vestiti la videocassetta di "Vacanze morbose". Secondo voi, è plausibile che uno studente di Storia del Cinema cerchi un film hard perché diretto da un regista all'esordio, che sarebbe poi diventato il marito della figlia del portinaio del palazzo dove vivevano prima di sposarsi i genitori del regista su cui lo studente deve fare la tesi di laurea? Comunque pareva l'avesse bevuta. Più probabilmente aveva finto bene.

Allora, a questo punto mi trovavo in cucina, davanti al frigo, fronteggiando la desolazione più completa. Avevo un pezzo di Parmigiano Reggiano, ma l'avevo finito verso le undici della sera prima. C'era un salamino, ma non aveva raggiunto la mezzanotte. Di frutta avevo due banane, che avevo trangugiato intorno all'una e mezza... Uhm, non è che ero diventato invisibile perché avevo mangiato troppo? Nooo, mia sorella sarebbe dovuta diventarlo da molto tempo, allora.
Archiviate le (scarse) possibilità che mi offriva il frigo passai al mobiletto sopra la TV, e qui ebbi la rivelazione: non avevo assolutamente niente da mangiare! Ero convintissimo di avere dei biscotti, ma evidentemente avevo spazzolato anche quelli. L'unica era farmi un caffè (quello, non manca mai), sperando che nessuno dei miei "colleghi" venisse in cucina in quel poco tempo che mi serviva per prepararlo.

Fortunatamente andò tutto bene e potei tornare tranquillamente in camera mia con una tazza di caffè bollente (amaro, perché avevo finito lo zucchero). Vabbè, meglio di niente, a sfamarmi ci avrei pensato in seguito. Il mio problema più grande era trovare un rimedio per la situazione in cui mi trovavo. Dovevo tornare visibile al più presto. Ho detto visibile, non normale; per quello ho perso le speranze da tempo.
Di buono c'era che era Luglio, faceva caldo, non c'era neve, Tomba faceva qualcosa per meritarsi lo stipendio da Carabiniere che gli pagavamo noi, le ragazze erano poco vestite, Berlusconi non si era ancora messo in politica; insomma era veramente una splendida giornata.
Comunque la mia situazione personale non era esattamente delle più rosee: ero invisibile, avevo fame, non avevo una ragazza, dovevo fare la pipì... beh, almeno l'ultimo problema potevo risolverlo facilmente, ma gli altri? Non avevo niente da mangiare, non avevo la minima idea di chi o cosa fosse responsabile del mio stato, non avevo idea di chi o cosa avrebbe potuto farmi tornare visibile. Insomma, ero nella merda fino al collo. E sembrava che dovessi rimanerci per un bel po' di tempo!

Non potendo fare altro, misi in moto la mia fervida immaginazione (che dava il meglio di sé quando si trattava di sognare infuocate notti d'amore con splendide ragazze conosciute sulle spiagge della California) per cercare di intuire cosa potesse aver provocato quel cambiamento durante la notte. Ci misi quasi due ore per elaborare una lista di plausibili possibilità. Ma continuavo a non avere la più pallida idea di quale potesse essere la reale causa della mia tragica situazione. Pensai a come fare ad uscire di casa, ma la... Come? Volete sapere quali erano le possibilità? No, lasciate perdere, non ne vale la pena. Non insistete, non ne vale la pena. Ma perché lo volete proprio sapere? Vabbè, arrangiatevi, io vi ho avvisato:
1. Gli occupanti di un disco volante mi avevano scelto come cavia di un esperimento, in quanto rappresentante del meglio della razza umana.
2. Uno scienziato pazzo aveva diretto il suo raggio smaterializzatore a caso, finendo per colpire me.
3. In realtà ero morto ed ora ero un essere incorporeo che aveva il compito di vegliare sulla casa.
4. Ero il primo al mondo a sperimentare gli effetti collaterali della troppa esposizione a 'Non è la RAI'.
5. Le maledizioni che tirano le ragazze quando ti rifilano un due di picche funzionano.
6. Toccarsi fa diventare invisibili.
Non sarebbe stata un'impresa facile capire quale di queste sei possibilità (tutte assolutamente plausibili e realistiche) era quella che si era effettivamente verificata, così decisi che la cosa migliore era quella di indagare 'sul campo'.

Pensai a come uscire di casa, ma la cosa non era tra le più facili. Andando in giro nudo non avrei potuto interagire con gli altri, di conseguenza sarebbe stato molto difficile capire se si era verificata una delle possibilità che avevo concepito. Poi mi venne l'idea di vestirmi coprendo il 100% della mia superficie corporea. Era un'idea che mi era venuta in mente anche quando ero visibile, ma poi avevo lasciato perdere. Si, avete ragione, probabilmente avevo fatto male, ma ormai...
Dunque, per la parte inferiore del corpo non ci sarebbero stati problemi: jeans, calze e scarpe da basket. Era la parte superiore che mi preoccupava: era Luglio, faceva un caldo boia, come avrei fatto ad andare in giro con la sciarpa, il cappotto, i guanti e il cappello, quando la temperatura suggeriva di girare con le pinne, il fucile e gli occhiali, visto che il mare era una tavola blu?
Comunque il problema non sussisteva: non avevo né un cappotto (al massimo un bomber dei Dallas Cowboys), né il cappello (al massimo un berretto dei Lakers, con le immagini di tutte le cheerleaders); di sciarpa avevo quella dell'Inter che usavo quando andavo allo stadio, e per i guanti potevo usare quelli che mettevo quando giocavo in porta nella squadra del mio paese (Sedriano Country, uno dei più forniti di ragazze 'intelligenti' di tutta la Lombardia). Non vi dico conciato in quel modo quanto potessi sembrare stupido, perché lo potete immaginare anche da soli. Oddio, stupido non è esattamente la parola giusta, ma altrimenti mi censurano.
Comunque sembrare più stupido del solito era difficile, quindi uscii a comprare il giornale vestito così: con la sciarpa nerazzurra fin sotto gli occhi invisibili ed il berretto calato fin troppo sulla testa invisibile. Decisi di comprare il giornale perché mi era venuto in mente che se durante la notte ci fosse stato un avvistamento di Oggetti Volanti non Identificati sopra Bologna, il 'Resto del Carlino' avrebbe pur dovuto segnalarlo.

Così, silenziosamente esco dalla mia camera, attraverso il corridoio, apro la porta, Oscar esce dalla sua camera. Panico totale!
- Già che esci, porta fuori la monnezza. Incredibile, sembra che non si sia accorto di niente.
- Com'è che sei conciato a quel modo? Ehm, uhm, ah... beh, so-so-sono raffreddato, e vo-vorrei evitare di pre-prendere la broncopolmonite...
- Ah, vabbè.
Ehi, l'ha bevuta! Non ci credo! Vai alla grande! Andare a prendere il giornale, dopo quell'iniezione di fiducia, fu uno scherzo, e già che c'ero presi anche il nuovo numero di 'Lesbo Mese'.

Una volta a casa potei facilmente constatare come non ci fossero stati avvistamenti di UFO sopra l'Emilia Romagna, né ci fossero stati arresti di scienziati pazzi nella zona. Ma questo non cancellava definitivamente l'ipotesi: il colpevole poteva benissimo essere ancora impunito. Cosa potevo fare, allora?
La pagina dei necrologi non riportava il mio nome, il che faceva crollare l'ipotesi (che già aveva pericolosamente vacillato quando Oscar mi aveva salutato) che fossi solamente ridotto ad uno spirito incorporeo, così oltre allo scienziato rimanevano solo la TV e le ragazze, visto che nel frattempo avevo scartato anche l'ultima possibilità: in fondo lo sanno tutti che toccarsi fa diventare ciechi, e non invisibili!

La scelta era dura. Fin dalla prima trasmissione non mi ero mai perso una puntata di 'Non è la RAI', comprese le repliche e le trasmissioni collegate, o in cui appariva anche una sola delle ragazze di Boncompagni, e avevo pianto con Ambra quando, nel 1994, aveva annunciato che avrebbero vinto il 'Teleratto' come peggior trasmissione dell'anno. Avevo scritto a tutte le ragazze che nel corso degli anni si erano succedute nel cast.
Morire se una mi aveva risposto.
Ma non me la prendevo, erano tutte sicuramente impegnatissime, e sicuramente ricevevano migliaia e migliaia di lettere ogni giorno.
Ma non era questo il problema, scusatemi, alle volte sono un po' logorroico. Il problema erano le radiazioni della TV. Potevano rendere invisibile una persona? E se si, come? Lo so, vi sembrerà un'ipotesi assolutamente illogica, ma d'altra parte, la situazione in cui mi trovavo vi sembra logica? Pensavo, pensavo, pensavo... ma non riuscivo proprio a trovare un motivo, un modo in cui la troppa esposizione alle immagini delle cosce delle ragazzine di Boncompagni potesse rendere invisibile. Certo, c'era Ambra, ma se esiste un Dio sarebbe dovuta diventare lei invisibile, non io. Passai quindi alla quinta delle sei eventualità che avevo precedentemente formulato: le maledizioni delle ragazze.

Tutti, prima o poi siamo stati mandati a quel paese da una ragazza indispettita dal nostro invito ad uscire una sera. Probabilmente però a nessuno di noi era mai capitato di sentire un "Che tu possa diventare invisibile"; ma d'altronde non si può mai sapere come si avverano i desideri, e nel mio caso di desideri di ragazze importunate ce n'erano davvero tanti.
Era il giorno 6, ed avevo ottenuto, solo in quel mese, dunque... vediamo... due... tre... si, esattamente ventitré rifiuti da parte di ragazze di tutte le età e professioni, dalle matricole universitarie mantenute lontano da casa dai genitori (non che io non lo fossi, ma non ero né una matricola, né tantomeno una ragazza), alle ventiseienni commesse autosufficienti da anni. Probabilmente sarei riuscito ad ottenere un bel due di picche anche da una prostituta, ma non ho mai provato con una di loro, non volevo certo entrare nel Guinness dei primati come l'uomo più rifiutato della terra (ma avevo controllato: c'ero molto vicino lo stesso).
La ricerca era troppo vasta, non sarei mai riuscito a trovare la responsabile in tempo utile per sostenere l'esame, e comunque non ero per niente certo che fosse una delle ventitré del mese di Luglio, poteva benissimo essere una delle 98 di Giugno, o una delle 115 (record personale) di Maggio.
Cosa diavolo potevo fare? Aspettare che la situazione tornasse normale? Sì, bravi, e se non fosse tornata normale? E se pian piano la mia mente avesse cominciato a perdere colpi, come effetto dell'invisibilità? E se quella fosse stata solo una fase intermedia di un passaggio in un'altra dimensione? Ehi, a questo non avevo pensato! Non è che mi fossi trovato per caso in mezzo al tentativo di conquista della Terra da parte di una civiltà di un'altra dimensione? Naaaa, questa proprio... Avanti, se una razza aliena è in grado di passare da una dimensione ad un'altra non ha nessunissimo bisogno di studiare la Terra ed i terrestri prima di attaccarci. Le basterebbe schioccare le dita per farci saltare le chiappe prima che possiamo dire 'Guerra dei Mondi'. Nooo, questa è proprio un'esagerazione. È meglio concentrarmi sulle altre possibilità, che sono senz'altro più plausibili.

Nella confusione generale non avevo ancora alzato le tapparelle. Non che servisse a molto, visto che le tapparelle del fatiscente palazzo dove vivevo facevano veramente schifo: averle o non averle sarebbe stato lo stesso. Più o meno come le finestre: non si chiudevano bene, e qualunque starnuto proveniente dal palazzo di fronte giungeva forte e chiaro alle nostre orecchie. Meglio della finta radio degli agenti segreti che capta sospiri a cento metri di distanza che vendono sulle pagine delle riviste semiserie. Comunque visto che non sapevo proprio cosa fare decisi di alzare le tapparelle per cercare ispirazione nei passanti (più che altro nelle passanti).
Non c'era molto gente per strada, anche perché per fortuna (vista la condizione delle nostre finestre) la nostra non era una via molto trafficata, ma essendo su un incrocio che più cieco non si può, c'era più o meno un botto alla settimana, comunque la mia attenzione fu subito attratta da qualcuno, e stranamente non era una ragazza.
Si trattava in effetti di un uomo che girava e rigirava per la via, guardandosi attorno interessato, ma non sembrava fissare niente e nessuno, sembrava più che altro cercare qualcosa. Indossava degli occhiali simili a quelli di Christopher Clark in 'Delict de Seduction', che non è nient'altro che il rifacimento porno del 'Silenzio degli Innocenti'. Insomma, questi occhiali servivano per vedere nel buio, ma visto che c'era un sole della Madonna mi dovete spiegare 'sto tizio cosa vedeva. La temperatura mi permetteva senz'altro di girare nudo per strada, così mi spogliai (e per vostra fortuna questo non è un film!) e scesi in strada a dare un'occhiata in questa strana faccenda.

Accidenti, il fatto di girare nudo per strada doveva avermi sputtanato tutti i centri nervosi (e non era tutta colpa della biondina che mi era passata accanto), perché mi sembrava proprio che quel tizio stesse guardando me.
Non nella mia direzione, stava proprio guardando me. Mi voltai per controllare che non ci fosse nessuno 10 centimetri dietro di me. C'era la biondina che si stava allontanando, e certamente aveva un personalino che meritava di essere guardato, a lungo e con attenzione, ma ormai era lontana una quindicina di metri, allora il tipo chi diavolo stava guardando? Oddio, aveva attraversato la strada e sembrava proprio che stesse venendo verso di me. Anzi, era proprio davanti a me, a non più di mezzo metro di distanza, che mi fissava. Potevo sentire i suoi occhi su di me anche da dietro quegli strani occhiali che portava.
- Ciao, scusami per ciò che ti è successo. L'esperimento mi è sfuggito di mano...
Il primo impulso fu quello di svenire.
Il secondo di spaccargli la faccia.
Il terzo di seguire la biondina.
Mentre pensavo a quale fosse la soluzione migliore il tipo mi afferra il braccio.
Capite? Sapeva dov'era il mio braccio!
Poteva vedermi!
Era lui la causa di tutto!
Ero salvo!
Ero a posto!
Ero nudo davanti ad uno che poteva vedermi come voi vedete il vostro riflesso nello specchio la mattina!
Certo, se fosse stata una ragazza non mi sarei preoccupato, non sarebbe certo stata la prima volta (mia madre mi faceva il bagnetto, da piccolo), ma 'sto tipo... chi diavolo era?
- Vieni con me!

Mi stava trascinando verso la strada principale, e non doveva essere un bello spettacolo per i passanti: un pazzo con degli occhiali da idiota che cammina per strada tenendo un braccio teso dietro la schiena come se stesse trascinando qualcuno che in realtà non c'è! Eh si, proprio un bello spettacolo! Doveva proprio sembrare un idiota pazzo. O un pazzo idiota, fate voi.
Mi portò davanti ad un'auto e aprì la portiera del guidatore.
Oddio, a dire la verità, chiamare 'auto' quella roba era esagerato. Era l'ammasso di rottami più scassato nell'intera storia degli autotrasporti.
Neanche la Bluesmobile alla fine del film era ridotta così male.
Christine alla fine del capolavoro di Carpenter aveva un aspetto migliore.
La mia Uno era tenuta meglio.
Dovevano essere passati almeno un paio d'anni dall'ultima volta che era stata lavata, e ora stavo per sedermici dentro, visto che aveva aperto lo sportello del passeggero e mi stava facendo segno di entrarci. E vabbè, sopportiamo anche questa tortura, tanto ridotto com'ero non avrebbe avuto molto senso obiettare.
Avete presente cosa si prova sedendosi su una poltrona in un cinema porno? No? È difficile da spiegare, è una strana situazione di umido e appiccicaticcio che non sono mai riuscito a spiegarmi. Comunque quel sedile era peggio. Più che il sedile di un'auto sembrava una mezza poltrona semidistrutta tirata fuori da un cassonetto dell'immondizia dopo che c'era rimasta incastrata dentro per dei mesi.
- Scusa, il sedile non è nelle migliori condizioni. Non sono riuscito a pulirlo meglio. D'altronde c'ho messo quasi due mesi a tirarlo fuori dal cassonetto dove l'avevano buttato. Che stupidi, vero?
Eh già, avrei voluto trovarlo io, sarebbe andato benissimo per la mia macchina. O mio Dio, questo è un pazzo scatenato. AIUTO!
Ma dovevo farlo. Dovevo stare seduto lì dentro aspettando di vedere dove questo deficiente mi stava portando, in modo da poter sapere qualcos'altro su questo dannato "esperimento sfuggito di mano".
Il problema era che questo scemo andava a venti allora, guidava come il peggiore degli autisti della Domenica (non per niente eravamo in una Panda).
Il fatto era che la mia prima impressione era sbagliata.
Vedete, nonostante lo schifo che mi aveva preso allo stomaco quando mi ero seduto su quel sedile, avevo con mio grande stupore notato che quel ferrovecchio aveva il cambio automatico, ma ora mi dovevo ricredere. L'avevo osservato più da vicino: la leva del cambio c'era, solo che era rotta proprio alla base, così era inserita la prima e non si poteva togliere.
Ovviamente di cambiare la leva il pazzo non aveva la minima intenzione.
Mettendomi le mani nei capelli per la situazione mi resi conto che il pazzo aveva ancora addosso quegli strani occhiali, così poteva ancora vedermi, ed io ero ancora nudo.
Mi coprii istintivamente le parti basse. Lui se ne accorse e sorrise.
- Tranquillo, questi servono solo per rilevare il calore, non distinguo le forme; soprattutto se piccole.
Ah, meno male, la mia virilità era salva, e questo mi fece sorvolare sulla stupida battuta che l'idiota aveva appena fatto. Ma, un momento: se non distingue le forme come diavolo fa a guidare?
- Improvviso!


Il primo impulso fu di svenire.
Il secondo di spaccargli la faccia.
Il terzo di aprire lo sportello e gettarmi fuori.
Optai per la terza possibilità, ma quando afferrai la maniglia mi rimase in mano.
Il finestrino non veniva giù.
Di cinture di sicurezza neanche parlarne.
Se gli avessi spaccato la faccia sul posto ci saremmo sicuramente schiantati, ed un botto a 20 all'ora fa più male di quanto non si creda. Così decisi di rimandare a dopo questo regolamento di conti e scelsi la prima ipotesi.
Svenni.

Avete presente il laboratorio di 'Doc' Emmett Brown in 'Ritorno al futuro'? Ecco, il posto in cui mi risvegliai era infinitamente peggio. Le pareti erano coperte da pesanti scaffali su cui si trovava, oltre a qualche tonnellata di polvere, una serie di boccette e barattoli al cui interno fluttuavano strani oggetti immersi in liquidi fosforescenti ancor più strani. Al centro della stanza, abbastanza ampia per la verità, si trovava un grande tavolo, su cui, oltre a qualche tonnellata di polvere, c'erano decinaia e decinaia di libri, e una manciata di quelli che mi sembrarono pezzi di ricambio per auto.
Ma ciò che mi preoccupò fu il fatto che la prima cosa che vidi quando ripresi i sensi non furono né i barattoli, né i libri, né la tonnellata di polvere. Fu il faccione del criminale che mi aveva fatto diventare invisibile.
A proposito, ero ancora invisibile? Si, continuavo a non vedere il mio corpo; continuavo a non vedere le mie braccia... continuavo a non vedere le mie braccia... continuavo a non vedere le mie braccia...
Saltai urlante alla gola del pazzo responsabile di tutti i miei problemi, come se fossi Sandokan contro la tigre, solo che non avevo il coltello e le mie braccia erano più pesanti di quelle di Mike Hoban, che sbagliò il "Million Dollar Shot" all'NBA All Star Game del 1995, così il mio odiato nemico si liberò con estrema facilità e mi scaraventò a terra.
Proprio quando il mio corpo si sollevò dallo squallido divano in cui ero stato prima adagiato e poi violentemente gettato, una molla scattò, perforando la copertura e la tonnellata di polvere che la ricopriva.
Avevo rischiato la vita. Se la molla fosse scattata solo mezzo secondo prima mi avrebbe tranquillamente traforato schiena, intestino, stomaco, fegato, milza, appendice, reni, polmoni, cuore e attributi vari (ho dimenticato qualcosa?).
Il proprietario di questa stamberga si dimostrò subito interessatissimo alla mia situazione fisica:
- O Signore, il divano! L'avevo preso l'anno scorso, era quasi nuovo.
Ma per cortesia! Zio Paperone avrebbe comprato quel divano d'occasione nel Klondike!
- E anche se fosse? L'hai distrutto. Bella riconoscenza!
Riconoscenza? Riconoscenza per che cosa? Per avermi fatto diventare invisibile? Per aver distrutto la mia vita? Per aver mandato in fumo anni di studi universitari impedendomi di portare a termine i corsi?
- Oh, insomma. Te l'ho già detto: l'esperimento mi è sfuggito di mano. Sembrava tutto a posto, poi c'è stato un sovraccarico di corrente e ho perso il controllo. Cosa vuoi fare, uccidermi?
Non posso, per scemo che possa essere è l'unica speranza che ho di tornare visibile, e voglio sperare che sappia come fare.

Capirete anche voi che non ero proprio messo bene. La mia vita era nelle mani di un cretino da antologia, che per di più non mi dava l'impressione di sapere come tirami fuori dalla situazione in cui mi trovavo. Francamente non avevo idea di cosa fare. Non potevo affidarmi ciecamente al dottor Frankenstein, ma non potevo neanche andarmene in cerca di altre soluzioni. Mi era balenata l'idea di denunciarlo, ma non credo che la polizia avrebbe preso con molta serietà la mia richiesta, e poi ci sarebbe stata una campagna stampa enorme. I media non mi avrebbero più lasciato in pace, mi sarei trovato a cena con Emilio Fede senza neanche accorgermene. Però, in fondo, tutta la pubblicità che ne sarebbe derivata mi avrebbe fatto conoscere a milioni e milioni di ragazze, e chissà mai che qualcuna non si sarebbe potuta impietosire vedendomi (insomma...) in TV, e magari si sarebbe anche potuta innamorare di me, e allora... No, non sarebbe andata così, il governo avrebbe insabbiato il caso, ucciso lo psicopatico che mi stava davanti, mi avrebbe torturato per giorni e giorni prima di vivisezionarmi, e allora...
Mio Dio! Cosa potevo fare? Cosa potevo fare?
L'unica soluzione possibile mi parve, in quel momento, affidarmi ciecamente al pazzo, e sperare che gli sarebbe presto caduto in testa un masso che gli avrebbe fatto tornare la ragione, permettendogli così di farmi tornare visibile agli occhi di tutti e (soprattutto) di tutte.
Ma in quel momento c'era una sola cosa in cui il dottor Kildare era interessato: il suo divano. Era seduto a terra, in ginocchio davanti al cimelio. Lo stava accarezzando dolcemente. E gli stava anche parlando! Stava parlando al divano come si parla ad un cane a cui un'auto ha appena schiacciato una zampa. Andiamo bene, sono proprio in buone mani!
Iniziai a giringirare per la stanza in attesa che il cretino la smettesse di parlare col divano. Era ancora più grande di quello che mi era sembrato a prima vista (non che ci avessi fatto molta attenzione...), e anche la collezione di polvere e ragnatele era più vasta di quello che avevo pensato. Sugli scaffali c'era veramente di tutto: da una bottiglia etichettata "Sangue di Giuda" ad un libro intitolato "Il ristorante al termine dell'Universo". Presi il libro e lo sfogliai. Mi colpì una frase proprio all'inizio:

Una teoria scientifica ipotizza che se qualcuno dovesse capire esattamente a cosa serve l’Universo e perché è stato creato, l’Universo stesso scomparirebbe istantaneamente e verrebbe sostituito da qualcosa ancora più bizzarro e inspiegabile.
Un’altra teoria afferma che tutto questo è già successo...

Rimisi a posto il libro, pensando che il signor Douglas Adams, tutto sommato, non doveva avere tutti i torti. Diedi un'occhiata al deficiente: stava dando l'estrema unzione al divano. Sul tavolo al centro della stanza c'era veramente di tutto. Quelli che a prima vista mi erano sembrati dei ricambi per auto si rivelarono in realtà essere ricambi per auto. Di tutti i libri che c'erano non ce n'era uno che non avesse un chilo di polvere sulla copertina. Diedi un'occhiata ai titoli: Stephen King, Tolkien, Asimov, la Bibbia... Belle letture. Non c'era neanche un testo scientifico. O quel coglione era il più grande genio del mondo, oppure era il più grande idiota della storia dell'umanità. Chissà perché propendevo per la seconda ipotesi.
- Non toccare niente!
Ci mancherebbe. Comunque anche lui non è che toccasse molto quelle cose.
- Non mi servono. Nessuno può capire quanto grande sia la mia intelligenza.
Intelligenza? Quale intelligenza? Un pazzo che fa un esperimento con una specie di raggio dell'invisibilità e colpisce un povero Cristo che dormiva tranquillamente a casa sua non può essere dotato di alcuna intelligenza.
- Ti sbagli. Io non ho creato nessun raggio dell'invisibilità. Io stavo lavorando ad un raggio smaterializzatore. Volevo dimostrare che Einstein si sbagliava: in natura le cose si possono distruggere.
Ah sì? E allora com'è che io ero diventato invisibile?
- Beh, devo aver commesso qualche errore...
Ma sul serio? Qualche errore? L'unico suo errore era stato nascere! Secondo me la madre non si era resa conto che la follia le scorreva nelle vene, altrimenti avrebbe abortito.
- Mia mamma ha abortito, ma il medico non doveva essere molto bravo perché sono sopravvissuto.
Ottimo. Proprio la notizia di cui avevo bisogno.
- Senti, penso di sapere come risolvere il tuo problema. Ma a dir la verità non sono sicuro di volerlo fare, ora che mi hai sfasciato il divano.
Rabbrividii. Per quanto rincoglionito potesse essere il tizio che avevo di fronte, era l'unico al mondo che aveva una possibilità di farmi tornare normale (Ho detto normale? Scusate, volevo dire visibile).
- D'accordo. Ecco la mia idea: il mese scorso ho finito di costruire una macchina del tempo. Ti ci piazzo dentro e ti rispedisco a ieri sera. Tu vai a dormire da un'altra parte così il mio raggio non ti colpirà.
Bella. Proprio una bella idea! L'hai letta da qualche parte o è tutta farina del tuo sacco?
- Nessun altro può avere idee come le mie...
Non ne dubito...
- ...comunque ho visto qualcosa di simile in un film. Tre film, a dir la verità.
Proprio quello che pensavo.
- Comunque c'è un problema: non ho avuto ancora modo di sperimentare la macchina.
Ottimo. Non è che per caso invece di una macchina del tempo ha costruito un gigantesco smaterializzatore?
- Non sono così stupido!
No, di più. Se mettendo insieme uno smaterializzatore ha creato un raggio dell'invisibilità cosa succede quando cerca di riparare il tostapane?
- Mai riuscito a riparare il tostapane.
Ecco. Sono proprio in buone mani...

Il subnormale mi guidò in un'altra stanza, sembrava essere il garage. Aveva anche il cancello elettrico. Al centro della stanza c'era una strana cosa, non grandissima, coperta da un grosso telone.
- Il telone l'ho rubato all'ultima festa dell'Unità. Bello vero?
Da morire. Il telone più bello che abbia mai visto.
Avete presente che figura può fare il sellino di una bicicletta da donna piazzato nel mezzo dell'abitacolo di una 500 degli anni '70, con un timone da veliero al posto del volante e il paravento del motorino del nonno? Ecco, questo è quello che mi sono ritrovato davanti quando il demente ha alzato il telone.
Ma perché Michael J. Fox aveva una Deloren e io ho questa merda? Ma perché Michael J. Fox aveva Elisabeth Shue come fidanzata e io ho Glenda, la bambola vibrante? Ma perché Michael J. Fox aveva Christopher Lloyd ad aiutarlo e io avevo questo cretino?
- A prima vista può non sembrare bellissima, ma funziona, credimi.
Ci metterei meno ad iniziare a credere in Buddha che a credere che quella roba funzioni. E poi che motore ha? Quello della 500?
- No, quello del mio Ape Piaggio.
Stavolta non riuscii nemmeno a rispondere. Se il tizio si era ispirato al film di Robert Zemeckis per costruire la macchina doveva aver pensato di dover raggiungere le 150 miglia orarie per potersi muovere nel tempo. Un Ape Piaggio lanciato in discesa e col vento a favore non raggiungerebbe i 150 metri orari! Figuriamoci se poi è "assettato" come questo.
- Credo che quello scienziato, quello del documentario... Come si chiama...?
Documentario? Ma non si era basato sull'Emmett Brown di "Ritorno al Futuro"?
- Proprio quello, bravo.
Andiamo bene. Questo è talmente scemo che non ha ancora capito che quello è un film di fantascienza. Se crede veramente che si tratti di un documentario adesso capisco come io possa trovarmi in una situazione del genere.
- Quello scienziato si sbaglia, dicevo. Il tempo non ha nulla a che vedere con lo spazio. Per muoversi nel tempo non è assolutamente necessario muoversi anche nello spazio. Anzi, sarebbe dannoso. Ad esempio: se tu entri nella macchina e ci stai 15 minuti, quando ne esci avrai fatto un balzo nel futuro di un quarto d'ora!
Non fa una grinza.
- Infatti. Il problema è viaggiare indietro nel tempo. Come ti ho detto, non ho ancora sperimentato la macchina, quindi non so se la mia teoria è corretta.
E quale sarebbe questa teoria? Se infili la testa nel cesso e ce la tieni per 15 minuti, quando ti rialzi assomigli ad uno stronzo per più di un quarto d'ora?
- Spiritoso. No, se prendi un colpo la cui forza è distribuita equamente su tutto il corpo vieni catapultato indietro nel tempo!
Ah. Interessante. E come si fa a controllare di quanto si "viaggia"?
- Più forte è il colpo, più indietro si torna.
Però! E io dovrei entrare lì dentro e aspettare che questo tizio mi colpisca con Dio solo sa cosa in modo da provare che tutte le sue teorie non sono altro che escrementi di piccione essiccati? No, grazie. Preferisco vivere.
- Ma è l'unica possibilità che hai. Non ti preoccupare per il colpo: c'è l'Air bag!
Dove? Dentro il timone?
- No, sotto il sellino della bici.
E se si apre dove finisco? Appeso al lampadario?
- Non lo so. La macchina non è ancora stata sperimentata, te l'ho detto...
Sì, sì. Va bene. Beh, le cose sono due: o entro lì dentro e lo lascio fare, oppure finisco a lavorare in un circo come ragazzo invisibile.

Senza dire altro entro nella macchina, a capo chino e con la coda tra le gambe. Il cretino mi guardava attraverso quei suoi stupidi occhiali per rilevare le fonti di calore. Noto uno strano ghigno sulla sua faccia, e non riesco proprio a capire se sia un sorriso o una paresi. Probabilmente tutt'e due.
- Gira la chiave.
Cosa? Che chiave?
- Quella dell'accensione. Di fianco al guidante.
Guidante? Che diavolo è un guidante?
- Il timone. In questa macchina l'ho chiamato guidante.
Bravo, splendida idea.
Trovai la chiave e la girai. La stanza fu invasa dal "rombo" del motore dell'Ape Piaggio. Uno spettacolo.
- Benissimo. Ora ti apro il cancello.
Si, e poi? Cosa devo fare? Trovare il primo albero e schiantarmi?
- Bravo. Ma un albero non sarebbe adatto. Meglio se finisci contro un muro.
Spensi il motore e scesi. Il coglione mi guardava con una strana espressione. Mi fermai ad un passo da lui e lo fissai. Gli tolsi gli occhiali prima che potesse dire "Ray-Ban" e osservai i suoi occhi. Avete mai visto la foto di un oritteropo? Ecco, quegli occhi avevano la stessa espressione di quelli di un oritteropo. Mostravano lo stesso grado di intelligenza. Ero ipnotizzato da quegli occhi.
Il primo impulso fu quello di svenire.
Il secondo di spaccargli la faccia.
Il terzo di risalire in macchina e schiantarmi contro il primo muro che trovavo.
Feci l'unica cosa che potevo fare, quello che avrei dovuto fare sin da pagina 7.
Gli gonfiai la faccia a suon di sberloni.

Sono passati due mesi da quando ho riempito di botte quell'imbecille, e le cose mi stanno andando benissimo. In effetti non ho mai visto tante donne nude come da quando sono diventato invisibile. Non potete immaginare cosa succede nelle cabine dei bagni per signore degli Autogrill!
Certo, con la vita che faccio l'Universo mi sembra il parco giochi del figlio piccolo di Dio. Più le cose vanno male più il bambino è contento. Siamo un po' come le sue bambole. Pensate: l'intero Universo ridotto ad un ammasso di Barbie e Ken.
Ovviamente ho abbandonato l'Università, e ho fatto credere a parenti e amici di essere scappato in Polinesia con una bellissima e ricchissima principessa...






































































































































































postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 19:35 |


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