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venerdì, marzo 26, 2004
 

 

Intrigo internazionale in una grotta messicana di Puebla dove da otto giorni erano rimasti bloccati sei speleologi britannici. Le autorità militari messicane hanno dato notizia che i sei sono stati salvati ma parallelamente è scoppiato un caso visto che i sei, che avevano fatto solo un visto turistico, erano militari inglesi. Ora sono interrogati dalla polizia locale e la vicenda ha attratto l'attenzione dello stesso presidente Vicente Fox che ha chiesto spiegazioni a Londra. Per ora la Gran Bretagna ha tentato di disinnescare la mina, spiegando che la spedizione aveva scopi puramente scientifici. I salvati avrebbero descritto la loro operazione come «un training informale di tipo militare».

Che ci fosse qualcosa di strano le autorità messicane lo avevano sospettato già da qualche giorno, visto che i sei bloccati nella grotta avevano rifiutato di essere soccorsi da personale messicano e avevano detto di attendere una squadra di specialisti inglesi. Così, infatti, è avvenuto.

L'ambasciata britannica a Città del Messico, dopo due giorni di imbarazzato silenzio, ha sostenuto che i sei militari intrappolati nella grotta «sono escursionisti che eseguivano per diletto rilevamenti cartografici» della rete di cunicoli sotterranei lunga quasi cento chilometri, una delle più grandi al mondo.

Il direttore della Protezione civile di Puebla, Josè Hernandez, ha detto che il gruppo dei britannici, prima di restare intrappolato, aveva svolto una serie di esplorazioni delle numerose grotte presenti nella zona. «Non hanno chiesto i necessari permessi né si sono registrati presso i nostri uffici», ha detto Hernandez.

La grotta dove si sono calati gli speleologi britannici è conosciuta dalla popolazione indigena locale come la Cueva de Amocuali, la Grotta del Diavolo e la zona dove si trova è nota per essere ricca di uranio.




postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 15:48 |


giovedì, marzo 25, 2004
 

 

Aveva dodici anni. E' morto soffocato da un sacchetto di plastica. Ci aveva spruzzato dentro del deodorante per ambienti, quindi se lo era infilato in testa per aspirare il vapore. Ma deve avere perso i sensi e il sacchetto, sgonfio d'aria,
gli si è appiccicato alla bocca e al naso, impengogli il respiro. A trovare il ragazzo è stata la madre tornando a casa.

Forse si è trattato di un gioco, forse l'emulazione di qualcosa visto in tv. M.D.F., queste le iniziali del nome del ragazzo, abitava a Fizzonasco, frazione di Pieve Emanuele, centro dell'hinterland di Milano. La madre ha subito chiamato l'ambulanza, ma la corsa all'ospedale Humanitas di Rozzano è stata inutile. Il ragazzo è arrivato già morto.

Il gioco del giovane è diventato così dramma. Secondo gli investigatori, l'unica ipotesi è l'incidente. La ricostruzione dei fatti non è ancora completa anche perché il ragazzino al momento della disgrazia era solo in casa.

Il padre, che opera nel campo dell'edilizia, era al lavoro, la madre, casalinga, era andata a prendere a scuola l'altra figlia. Al ritorno ha trovato M. a terra, nella sua stanza, vicino al letto. Tutto era in ordine e gli investigatori riferiscono che si tratta di una famiglia a posto, senza ombre nel passato, in buoni rapporti con i vicini.

Le indagini sono svolte dai carabinieri che ipotizzano che il ragazzo abbia preso il deodorante (che, infatti, come ha riferito la madre, era stato spostato) e l'abbia spruzzato in un sacchetto per alimenti da congelare respirandone poi il contenuto. Il pm di turno, Francesco Prete, ha disposto l'autopsia.

 










postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 10:44 |
 

 

Ha viaggiato contromano all'interno del traforo del Monte Bianco, correndo a 160 chilometri all'ora. Non si è scontrato con nessuna vettura solo perché è immediatamente intervenuto il sistema di controllo che ha bloccato il traffico sulla corsia opposta. All'uscita, sul versante francese, è andato a sbattere contro la struttura che protegge le cabine del pedaggio ed è finito all'ospedale di Chamonix.

Protagonista dell'incredibile vicenda, che si verifica a cinque anni esatti dal disastroso rogo in cui perirono nel tunnel 39 automobilisti, è un italiano di 30 anni, Massimiliano Cartechini, di Tolentino (Macerata), che era al volante di una Opel Astra 1900.

Il fatto si è verificato questa mattina alle 5,05, quando i sistemi di controllo del traforo del Monte Bianco hanno rilevato il comportamento anomalo dell'automobilista che percorreva il traforo in direzione Italia-Francia a fortissima velocità e sull'opposta corsia di marcia. A quel punto è scattato il blocco del traffico proveniente in senso opposto. Al termine del tunnel, l'automobilista è andato a schiantarsi contro la struttura mediana che protegge le cabine di pedaggio.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Chamonix che hanno estratto l'uomo dalle lamiere e lo hanno trasportato all'ospedale dove è ricoverato. Il traforo è stato chiuso fino alle 5,25 e successivamente il traffico si è svolto in senso alternato fino alle 6,30, dopodiché è ripreso regolarmente. Gli accertamenti sull'incidente vengono svolti dalla polizia francese.

 








postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 10:41 |


martedì, marzo 23, 2004
 

 

Le loro fidanzate li avevano denunciati più volte per molestie telefoniche, e per questo il procuratore di Vicenza, Paolo Pecori, ha adottato un provvedimento singolare nei confronti di due giovani: il divieto di usare i cellulari, esteso anche alle compagnie telefoniche, che non potranno più fornire servizi di alcun tipo ai due diffidati.

Il magistrato - riporta oggi Il Giornale di Vicenza - aveva già diffidato una prima volta i due giovani respinti dal telefonare ancora alle "ex", facendo sequestrare le loro schede telefoniche. Ma dato che le molestie sono proseguite, con un nuovo provvedimento il Pm ha anche disposto che i carabiniri comunicassero alle società di telefonia mobile di bloccare qualsiasi fornitura agli indagati.

Se i due naturalmente cercassero di aggirare il divieto, usando la tessera sim di un'altra persona, per questa scatterebbe un provvedimento analogo. I due molestatori sono un ragazzo di Caserat ed uno di Trento; vittime delle loro chiamate un'avvocata e un'impiegata di uno studio professionale

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:29 |
 

 

Affascinante, modi gentili, alle donne rubava il cuore. E poi il bancomat, il libretto degli assegni e quanto potesse consentirgli di condurre "una vita dignitosa". Questa l'ambizione di Angelo D., torinese di 34 anni, indagato a piede libero dal commissariato San Paolo. "Devo pur vivere, in qualche modo" ha detto durante l'interrogatorio. Promettendo di restituire il maltolto alle malcapitate signore.

In effetti i mille euro che aveva sottatto alla vittima più recente, una commerciante di 43 anni, li ha immediatamente restituiti. Con garbo, anche in questo caso, tanto che la signora, mossa a tenerezza, non ha nemmeno voluto denunciare il suo ex spasimante. Decisione inutile, visto che l'uomo è stato perseguito d'ufficio dalla polizia.

E' nel 2000 che Angelo D. ha iniziato a mettere a segno i suoi colpi. Ben vestito, di bella presenza, avvicinava le donne, le corteggiava, riusciva a farle capitolare. Poi, con qualche stratagemma, si impossessava del bancomat, riusciva ad ottenere il codice e poi faceva prelievi. Piccoli, però, mai superiori ai 1000-1500 euro.

Secondo la Polizia, nel periodo più recente sono state cinque le "truffe" messe a segno dall'uomo. Tuttavia gli investigatori sospettano che molte donne non abbiano mai scoperto chi si fosse impossessato del denaro che mancava all'appello. E questo, perché le relazioni, in media, non andavano mai oltre i dieci, venti giorni. Giusto il tempo di raggranellare una manciata di spiccoli, e poi le sedotte venivano regolarmente abbandonate.

"Era così gentile - hanno detto alcune delle vittime alla polizia - mai avremmo sospettato che fosse un truffatore". Alla polizia risulta che l'uomo abbia "allargato" la propria attività, oltre che a Torino, anche ad Aosta e Savona.

 

 









postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:26 |


venerdì, marzo 19, 2004
 

 

Per un errore del computer, un pensionato, recatosi in ospedale per un controllo, ha trovato il suo nome e le sue generalita' nell'elenco dei pazienti deceduti. E' successo ad Antonino Catania, pensionato di 71 anni, all' ospedale Buccheri La Ferla di Palermo. L'inconveniente e' stato risolto dal personale amministrativo che ha corretto la scheda del paziente. Lo riporta il "Giornale di Sicilia".

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:34 |


mercoledì, marzo 17, 2004
 

 

Quando la mamma l’ha buttato in un cassonetto aveva soltanto poche ore di vita. Ma per lei, che non lo voleva, aveva vissuto anche troppo. Meglio disfarsene facendolo finire in una discarica. Lo ha fatto per ben due volte. E’ rimasta incinta di nuovo un anno dopo. E anche allora ha deciso di uccidere il suo bambino. Lo ha confessato e ha fornito una versione agghiacciante: «Il mio compagno non voleva altri figli. Abbiamo già una femmina e mi ha detto che se ne fossero arrivati altri mi avrebbe lasciato. Per questo li ho ammazzati». Una coppia diabolica, dicono i magistrati. Li hanno arrestati entrambi. L’uomo nega. Dice di non essersi mai accorto di nulla. Giura che non sapeva niente. Ma è difficile credergli, pensare che non abbia visto quella pancia che cresceva. Due giorni fa il tribunale del Riesame ha confermato per lui la custodia in carcere, ribadendo l’accusa di duplice omicidio e occultamento di cadavere. Per lei è invece già arrivata la richiesta di rinvio a giudizio che sarà discussa il 24 marzo. Il processo segue tempi e strade diverse, ma li tiene uniti in questa storia di autentica follia.

Pontedera, provincia di Pisa, 15 febbraio 2001. Nella discarica Geomor viene trovato il corpo di un neonato. Il verdetto dell’autopsia è terribile: «Decesso per schiacciamento del torace provocato dalla pressa che svuota i cassonetti». Vuol dire che quando è stato abbandonato il bimbo era ancora vivo. L’indagine viene affidata ai carabinieri di Pisa. Si cerca negli ospedali sperando di rintracciare una donna che abbia partorito nei giorni precedenti. Si fanno esami comparativi del Dna. Non si arriva a nulla. Il fascicolo rimane aperto, ma dentro ci sono pochi fogli, nessuna traccia utile. E’ il Comune a farsi carico delle esequie. Il bimbo viene chiamato Angelo Faustino e sepolto nel cimitero della città.

Un anno dopo un pubblico ministero della procura di Terni contatta i colleghi di Pisa: «Abbiamo un caso che vi riguarda». Spiega di essere stato contattato dai responsabili dell’ospedale cittadino dove è stata ricoverata una donna di Pontedera. Ricostruisce la vicenda. Si scopre così che Veruska M., 41 anni, operaia, è stata ricoverata pochi giorni prima, per un’emorragia dovuta alla ritenzione della placenta. Davanti ai medici ha negato di aver abortito, ma non ha fornito alcuna spiegazione plausibile sul suo stato di salute. «Era in fin di vita - raccontano i sanitari ai carabinieri - ma ha detto che non aveva alcuna perdita di sangue. Invece ha certamente partorito tra il 21 e il 27 dicembre 2002».
La procura di Pisa apre subito un’inchiesta e ordina l’analisi del Dna sulla placenta. Dispone una comparazione con quello del bimbo ritrovato nella discarica. Il risultato è sconvolgente: i due codici genetici sono identici. Veruska M. è la donna che cercano da quasi un anno. Viene convocata e interrogata. Poche domande e crolla. «Sì è vero - ammette - sono stata io. Io e il mio compagno Dino T. avevamo già una bambina nata nel 1997 e lui non ne voleva altri, anche perché ha anche una figlia nata da una relazione precedente. Mi ha detto che se fosse successo se ne sarebbe andato, mi avrebbe lasciata per sempre. Così, quando ho scoperto di essere incinta, ho deciso di disfarmi del neonato e l’ho gettato in un cassonetto. Poco dopo sono rimasta incinta di nuovo. Sapevo che non potevo tenere il bambino e così ho buttato anche lui in un cassonetto».

La donna finisce in carcere, copia degli atti viene trasmessa al tribunale dei minori che deve decidere il destino della sua unica figlia. Intanto le indagini condotte dai pubblici ministeri Antonio Di Bugno e Valeria Marino si concentrano sul suo convivente, un geometra quarantenne di Terni che da anni si è trasferito a Pontedera. L’uomo nega qualsiasi responsabilità, addirittura giura di non aver mai saputo che la sua compagna fosse rimasta incinta per ben due volte. «Lei non me l’ha detto e io non me ne sono accorto». I magistrati non gli credono. Dispongono nuovi accertamenti e un mese fa, esattamente il 19 febbraio, ne ordinano la cattura. La figlia viene affidata a una zia.
In carcere Dino T. non muta la propria posizione. «Sono innocente - ripete - ha fatto tutto lei. Io non lo sapevo, non ho fatto nulla». Non gli credono i pubblici ministeri, non gli crede il gip. E non gli credono neanche i giudici del tribunale del Riesame. «E’ responsabile anche lui - dicono - e dunque deve essere confermato il provvedimento di custodia cautelare».

La prossima settimana Veruska M. comparirà in aula dove si deciderà se rinviarla a giudizio. E in quella sede si dovrà stabilire se debba essere sottoposta a una perizia che accerti le sue condizioni psichiche. Sinora soltanto la difesa ha effettuato una consulenza di questo tipo, ma i risultati non sono stati depositati. E nessuno ha messo in dubbio che sia sana di mente. La donna ha confessato, ma ha omesso moltissimi particolari. I carabinieri sono convinti che abbia mentito sulla fine del suo secondo bambino. «Spaventata dal ritrovamento del primo neonato - chiariscono - potrebbe averlo ucciso e non buttato in un cassonetto». Dettagli agghiaccianti. Particolari di una storia terribile

 











postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:34 |


martedì, marzo 16, 2004
 

 

Il teste ha la pressione altissima, suda, sta male e allora il processo bisogna farlo all'aperto. E' successo a Palermo, dove un giudizio per diffamazione ha avuto una seduta nel "Giardino della memoria", l'ampia piazza che separa il vecchio dal nuovo palazzo di Giustizia. Uno dei testimoni principali di una causa per diffamazione soffre di claustrofobia e proprio non poteva stare dentro un'aula di tribunale.

Il teste è un ex consigliere comunale del Cdu di Castellammare del Golfo, 39 anni di età. Della sua malattia ha informato il giudice non appena ricevuta la convocazione. "Soffro di una fobia - ha avvisato - che ormai si è tramutata in malattia cronica, riesco a stare in un luogo chiuso soltanto se so che posso liberamente alzarmi e uscire quando voglio. In un'aula di tribunale proprio non potrei stare".

Il giudice Cesare Vincenti è rimasto giustamente perplesso, temendo che potesse trattarsi della classica scusa per evitare una deposizione imbarazzante, visto che la causa per diffamazione era la classica bega interna al consiglio comunale. Ordinate le visite di controllo, però, tutto è stato confermato: il medico del presidio fisso del palazzo di Giustizia ha fatto una prova e dopo pochi minuti in un luogo chiuso il testimone ha mostrato segni evidenti di malessere, con pressione arteriosa a 220 e uno stato patologico di agitazione.

Meno male che è quasi primavera: giudice, cancelliere, avvocati, pubblico ministero e persino il carabiniere addetto alla tutela dell'ordine in udienza, si sono trasferiti all'aperto e la deposizione è stata raccolta nel luogo storico di Palermo in cui si commemorano i magistrati uccisi dalla mafia. In tutto ci è voluto un quarto d'ora: il testimone ha risposto alle domande del pm Simona Nasca e degli avvocati Gioacchino Sbacchi e Leda Galletti.

 








postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 17:56 |
 

Vedrai vedrai

Quando la sera
tu ritorni a casa
non ho neanche voglia di parlare
tu non guardarmi
con quella tenerezza
come fossi un bambino
che rimane deluso
Si lo so
che questa
non è certo la vita
che hai sognato un giorno per noi
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà
Preferirei sapere che piangi
che mi rimproveri d'averti delusa
e non vederti sempre così dolce
accettare da me
tutto quello che viene
Mi fa disperare
il pensiero di te
e di me che non so darti di più
Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà
Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà.






































postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:14 |


mercoledì, marzo 10, 2004
 

 

Un uomo e' stato arrestato con l'accusa di aver abusato sessualmente sia della nipotina di 10 anni sia della cognata di 14. Si tratta di un disoccupato di 31 anni, residente nel quartiere Uditore di Palermo. A denunciare l'uomo alla polizia e' stata la moglie che, nascosta sotto il letto matrimoniale, ha scoperto gli abusi del marito

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 19:22 |


martedì, marzo 09, 2004
 

 

L'ha circuita sottraendole un totale di 130mila euro. Protagonista un chirurgo romano 54enne, Marcello Lottini, arrestato dalla Squadra mobile della Questura di Roma con l'accusa di circonvenzione di incapace. Il medico, ora agli arresti domiciliari, tempo fa aveva curato il marito della donna, di 81 anni. Rimasta vedova, ne aveva conquistato la fiducia. Lottini era in procinto di vendere l'auto e la nuda proprieta' dell'appartamento dell'anziana

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 19:09 |
 

 

Le volevo chiedere se lo sperma favorisce l'insorgere della carie (ultimamente la mia ragazza anche per non sporcare il materasso nuovo, ingoia le mie secrezioni). Ho notato il proliferare nel suo cavo orale di diverse carie, mi stavo chiedendo se continuare questa pratica anche per quello che costa un dentista.
Poi volevo chiederle se il sesso anale puo provocare a lungo termine stitichezza, per le note compressioni che si vengono a creare nella cavità in oggetto e cosa possa essere utile per decomprimere (olio, guttalax a costo che non irriti poi il mio pene con aggiunta di danno). Molte grazie

 


postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 16:25 |
 

 

"Salve dottore, 6 anni fa un attacco di panico fu l'inizio dei miei problemi. Poi ansia curata con Frontal poi un giorno mi sono messo a piangere così, senza motivo: fu l'inizio della depressione. Ho frequentato il centro di salute mentale della mia città e mi hanno ridotto a uno zombie. Un neurologo mi ha aiutato a uscirne ma questa depressione non ne vuol sapere di calare. Ora prendo litio, Remeron e Entact ansiolitici. Al bisogno e pratico sport (kick boxing) ma rimango sempre negativo di pensiero riguardo la mia guarigione. Motivo: pene microscopico, che mi ha causato diverse figuracce, perdita di amici, di amiche, di vita. Il mio pene misura in erezione 13 cm ma non mi venga a dire anche lei che bastano per soddisfare una donna: non è vero... non ci credo e ne ho avuto la prova io stesso. I farmaci, lo psicologo, l'attivita fisica mi faranno star meglio sì, ma poi quando sono di fronte alla vera vita ho un impedimento. Forse la natura mi ha fatto brutto di viso (non credo assolutamente che le ragazze guardino l'aspetto interiore) per evitare di avere contati con loro ed evitare figuracce."

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 16:22 |
 

 

Rosa Silvina Moyano e Carlos Alberto Diaz erano convinti di aver messo al mondo un maschietto, Rodrigo. Quando il bebè è nato, infatti, le infermiere hanno annunciato alla coppia che si trattava di un ometto. Poi hanno portato via il neonato e lo hanno lavato e vestito sempre loro, consegnandolo alla mamma solo per l'allattamento.

Una volta giunti a casa, però, i due neo-genitori hanno cambiato il pannolino al piccolo Rodrigo e si sono accorti, solo in quel momento, che il bambino era in realtà una bambina. Il nome verrà presto cambiato in Agostina e i coniugi Diaz hanno annunciato che non hanno intenzione di denunciare i medici e le infermiere per l'accaduto. Dall'ospedale intanto, hanno fatto sapere che si è trattato di un banale incidente, che la piccola Agostina alle infermiere era sembrata un maschietto a causa della forma del viso e che poi l'equivoco non è stato chiarito per sbaglio.

 



postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 16:19 |
 

 

Un uomo e' morto dopo aver bevuto del liquido antigelo scambiato per acqua. Filippo Villone, 65 anni, di Armento, in provincia di Potenza, si e' svegliato nella notte tra domenica e lunedi' ed e' andato in cucina per bere, ma si e' accorto troppo tardi di aver confuso la bottiglia dell' acqua con un'altra bottiglia, simile, che lui stesso aveva riempito di liquido antigelo per la macchina. Dopo due giorni di agonia l'uomo e' morto nell'ospedale di Villa d'Agri

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 10:56 |


lunedì, marzo 08, 2004
 

 

E' stato salvato in extremis dal manovratore del camion per la raccolta dei rifiuti. Un 22enne, di nazionalita' ceca, aveva scelto infatti il cassonetto dell'immondizia di un terminal automobilistico, a Roma, come rifugio per la notte senza accorgersi dell'arrivo del camion. Quando le gambe del giovane erano gia' sul compattatore e stavano per venire tranciate, l'autista si e' accorto e ha bloccato il congegno. Il ceco, sotto choc, e' stato portato in ospedale per essere medicato

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 15:38 |
 

 

......sono nel pieno di un paradosso spazio temporale: per tutti gli altri non è passato neanche un istante e per me son tre ore che non succede niente....

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 14:02 |
 

 

Omicidio-suicidio. E' questa l'ipotesi a cui lavorano gli inquirenti dopo il ritrovamento, stamane intorno alle otto, dei corpi di due immigrati rumeni uccisi a coltellate in un giardinetto alla periferia sud di Milano. I due sono stati identificati grazie ai passaporti che avevano in tasca: si tratta di Gheorge Catuna, 47 anni, e Sava Catuna, 42 anni. Probabilmente erano marito e moglie, spiega la polizia, dato che in Romania la donna col matrimonio assume il cognome del coniuge. La donna porta sul corpo, soprattutto sulla schiena, i segni di una ventina di coltellate. L'uomo ha la gola tagliata, alcune ferite a una mano e un coltello a serramanico stretto nell'altra.

L'ipotesi è che l'uomo abbia ucciso la donna per poi suicidarsi, anche se bisognerà attendere i risultati delle analisi sulla compatibilità dei segni di coltello sui due corpi con l'arma ritrovata. I due non avevano euro ma solo monete romene, e accanto a loro c'erano alcuni bagagli intatti. Segno, per gli investigatori, che sarebbero arrivati dal loro paese. Il giardino, in via Salomone, è infatti punto di partenza e arrivo per pullman privati dalla Bulgaria e dalla Romania. Ad avvisare la polizia della presenza dei corpi, intorno alle 8, sono stati alcuni abitanti del quartiere.

 



postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:54 |
 

Decise di chiamarla: +++918414.

Non raggiungibile.

“Cellulari del cazzo. Riproverò più tardi”.

Passò un giorno. Due. Una settimana. L’estate. L’anno. L’università. Poi chiamò lei.

“Ti ricordi di me?”

“Ma vaà!?”

“Mi sono trasferita”

“E dove?”

“Nella tua città”

“Uhm” (formicolio).

Soliti aggiornamenti: “Si?!” “Dai!!” “Noo…!” “Complimenti…!” Una sola notizia chiave: libera.

“Ci vediamo?”.

“Certo che ci vediamo!”.

Finì così: “Ti chiamo io! Di sera lavori? Merda! Mattina? Pranzo? Pranzo da me!? Bella lì! Ti faccio sapere”.

Passò qualche giorno. Decise di riflettere sul da farsi. Quant’era passato da quella volta? Un anno. No, un anno e mezzo: era quasi Natale. Al pensiero gli vennero in mente i raid adolescenziali a base di Zeus e Magnum e le partite al Commodore 64. Poi le lucine colorate, gli alberi sintetici dietro le finestre e i film porno di John Holmes.

Le vacanze aumentano il desiderio di sesso: il corpo e la mente si rilassano. Troppo.

Pensò ad una frase del drugo Alex: “riflettere è per i deboli”.

Bisogna seguire l’istinto, e sperare di avere un buon istinto.

“Vado”: +++9184141: numero inesistente. “Merda!!! E ora? Mi chiamerà lei. Uhm (formicolio). Spero faccia presto”.

Passò il Natale: solite bevute. Il capodanno: menù turistico da 30000 e 40000 canne per sperare di raggiungere l’alba. Gennaio. La primavera: 20 aprile. Giornata di sole in balcone: Martini/Campari/ghiaccio/limone. Gli occhi sull’ultimo numero di Nathan Never: Segnali dallo spazio. All’arrivo di Legs Weaver sulla stazione orbitante Giove 71 i pensieri si estraniarono dalla questione. Pensò alla donna poliziotto dell’agenzia Alfa per dieci minuti molto intensi. Quindi gli tornarono in mente le primavere dell’infanzia: il pallone, il Commodore 64, i film porno di John Holmes.

Arrivò un messaggio: “Qui si sta benissimo ma mi manca il mare. Baci. Ada”. Si grattò il mento. Lo rilesse tre volte. Si guardò intorno.

“Uhm”.

Pensare è per gli stupidi (il problema è fidarsi del proprio istinto). Richiamata istantanea: uno squillo, due, tre, sei, nove. Segreteria. Si grattò la fronte. Si guardò intorno. Fissò per dieci minuti il basilico con soddisfazione paterna: verde, profumato, rigoglioso. Apparentemente felice. Di una serenità distaccata.

“Richiamerà” si disse. “Chissà dove cazzo sta?”

Alla fine richiamò. L’anno dopo. Fu mentre alla tv John Holmes penetrava con gusto Linda Lovelace vestita da Miss Piggy dei Muppets: mentre ci dava dentro cercava di infilarle la testa nella tazza del cesso e scaricare. “È un vero professionista” pensò davanti al sedici pollici con le braccia incrociate, “eppure non riesce ad arrivare alla leva dello sciacquone”. La maialina intanto continuava ad agitarsi, cercando di aiutare il leggendario partner nell’impresa: infilò il più possibile la testa nella tazza e alzò per bene il culo per aria. A quanto pare anche la cocca sapeva il fatto suo. Eppure lo sciacquone rimaneva ancora un’impresa proibitiva.

Fu interrotto mentre sul divano comparava l’espressione di Holmes con quella di Schwarznegger nel finale di Atto di Forza.

“Ehi, ti ricordi di me?”

“Ti  stavo pensando”

“Davvero?”

“Sì, preavverto sempre quando qualcosa di importante sta per accadere”

“Non prendermi in giro”. Risatina. “Dove sei?”

“A casa a guardare un porno”. Si congratulò con se stesso della freddezza sarcastica di cui era capace nei momenti migliori.

“Ma non eri un intellettuale?”

“Beh, di un certo tipo”

“Non ti interessa più da dove viene l’uomo, il mondo, la vita…?”

La interruppe con un tempo invidiabile: “Ora cerco di capire perché le videoteche vendono peluche e saltimbocca Findus”. Era sincero.

“È semplice commercio”.

“È appunto quello che mi stavo dicendo”.

Era come pattinare sul ghiaccio: liscio e piacevole. Fino a che la linea non cominciò a perdere colpi, spezzando tragicamente il ritmo olimpionico della conversazione. 

Finì così:

“Ascolta, sono in fila alla biglietteria della stazione. Sarò in paese stasera”

“Uhm”

“Mi vieni a prendere?”

“Perché dovrei?”. Seguiva l’istinto.

“Dai…non ci vediamo da una vita. E poi voglio darti l’invito di persona”.

“Per cosa?”.

“Indovina un po’!”.

Si sposava.

Ripensò ai matrimoni a cui era stato da bambino: il vestitino da ragazzo Cuore, parenti e parenti sconosciuti, l’attesa interminabile prima e dopo la messa sotto un sole della madonna. E poi cedette a tutto un quadro di pura retorica: padri dai vestiti stretti, mamme/nonne/zie e acconciature da brividi. Poi le amiche e gli amici dello sposo in occhiali da sole. Gli sposini imbarazzati. Il prete. Il ristorante con le zanzare morte sulle tovaglie. I camerieri quindicenni che si sbattevano per comprarsi il motorino. Timballo, spaghetti e montagne di arrosto. Venti hip hip. Una torta. Due statuine di zucchero. Un bacio. L’applauso.

“Ok, ti aspetto all’uscita del binario”.

Cercò una frase da aggiungere per dissimulare i suoi pensieri, ma non ci riuscì. Lei riattaccò mentre ancora cercava pateticamente rimasugli brillanti nel fondo del cervello.

Spense il telefono. Alzò il volume della tele.

Per un attimo gli venne da pensare. Ma ancora una volta volle fidarsi del suo istinto.

Così andò e si fece una sega.

Poi tirò lo sciacquone, mentre dalla tv si sentiva che il buon vecchio Holmes non aveva ancora scaricato sulla sua Miss Piggy.   

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:44 |
 

Inverni lunghi, freddi, umidità appesa a filari di pioppi che finiscono solo perché finisce anche l’orizzonte. La casa-cascina perduta in tutto questo silenzio, tra Imola e Lugo. Costruita da Giuseppe, il padre siciliano, terza elementare, uomo di tre parole.

Emma ha diciannove anni, occhi blu normanni, piccolina e rotondetta, due belle tette grandi che cerca di nascondere ma é impossibile su un corpo di solo un metro e 50. Piacerebbe, perchè ha il tipico corpo da porca che i suoi coetanei arrapati cercano per fare pratica sessuale, ma invece no, fa un po’ sfigata, con i suoi vestiti di maglina acrilica comprati alla bancarella del mercato del paese, le scarpe col tacco inutilmente alto e comprate due anni dopo la moda, rossetti troppo vistosi per quella bocca comunque da baci. Un suo compagno di classe una volta le ha scritto un bigliettino che quando si tira una sega pensa sempre a lei che glielo suga. Emma, che non l’ha mai sugato a nessuno, non ha fatto una piega, ha fatto finta di farsi una risatina e l’ha buttato nel cestino, né offesa né lusingata. Non gliene importa molto, cerca solo di essere come tutti, di avere qualcosa da dire alla Piera, sull’autobus la mattina.

A scuola non brilla ma va bene, fa sempre i compiti ed é molto ordinata, una della quale non c’é mai bisogno di preoccuparsi. Le insegnanti se la dimenticano, così come le sue compagne, a parte la Piera, con cui divide il banco dalle elementari al quinto ragioneria. Migliaia di chilometri su autobus blu di linea per campagne tutte uguali, orari mandati a memoria, ore a fissare di fuori, poco da raccontare anche a Piera, solo frasi dette e ridette, risatine stiracchiate, autisti a cui danno del tu.

Il sabato pomeriggio sullo struscio a Imola, per finire a andare con qualche ragazzo al cinema pomeridiano. Nessun vero amore, solo baci e toccatine, lingue salate di popcorn o dolci di liquirizia, profumi dozzinali spruzzati per nascondere un odore di campagna di cui si vergogna, e che in realtà non c’é.

Solo una cosa che accende il suo sguardo posato, l’automobilismo. A casa Izzone si compra almeno una rivista a settimana, anche in pieno inverno, quando non ci sono neanche i test. A tavola si parla solo di Ferrari e, se proprio mancano gli argomenti, di automobilismo in generale. E’ un’esperta la Emma, ricorda tutto: date, nomi, cognomi e soprannomi, riconosce i piloti dal casco fino alla formula tre. Non capisce tanto di motori, a lei interessano le persone. Gli amici maschi non parlano troppo volentieri di Formula Uno con lei, si sentono meno virili per il fatto che lei é donna ma ne sa più di loro, e alla fine Emma ne parla soprattutto con gli attempati frequentatori del Bar Sport, dove va a prendere il latte, aspettando che il Gianni le dica "Vieni mo qua Emma che mi spieghi come mai...."

Ma la sua vera dimensione di F1 la vive al GP di Imola: da quando c’é, l’evento a casa Izzone viene vissuto come una festa religiosa. Se ne parla da tre mesi prima a un paio di mesi dopo, e la vita di tutti i giorni gira su questo futuro o passato avvenimento. Da tre anni Emma lavora all’autodromo nei giorni del gran premio. Figurarsi che la pagano anche, lei che pagherebbe per essere lì! Ha iniziato al controllo pass dell’ingresso Est, da dove passano anche tutti i piloti e i team managers. Chissà perchè ma si ricordano il suo sorriso un po’ triste, e le ricambiano i saluti. Dopo un po’, iniziano a salutarla loro per primi. Fa tenerezza, fa simpatia, così tranquilla e serafica nel suo involontario e inadatto corpo da porca, esercita un’attrazione un po’ magnetica con le sue gran tette, gli occhi celesti e le labbra carnose. Su tutti, anche sull’organizzatore, che la conferma di anno in anno, fino a farla lavorare al controllo interno per l’accesso alla sala stampa e alle terrazze VIP, dove c’é il passaggio migliore. Piloti e Managers delle squadre ormai la riconoscono, e lei gli chiede - e ottiene - sempre qualcosa: autografi, adesivi, spille, fiammiferi, portacenere e anche qualche maglietta.

Ma il suo grande amore è René Arnoux. Anche lui sempre gentile. Le piace tanto così bassetto, come lei, col suo accento francese. Da meccanico a pilota, si é fatto da solo, da zero. Ogni sera, prima di addormentarsi, passa delle mezz’ore a fare elaborate fantasie d’amore con lui, della loro prima volta, di giri in macchina (guidando piano però, che Emma in macchina ha paura, e infatti non prende la patente) e passeggiate mano nella mano sul lungomare di Montecarlo, a scegliere lo yacht che lui le avrebbe regalato per il fidanzamento. E’ stato tanto carino l’anno prima, quando l’ha vista le ha addirittura chiesto "Come stai?", capito? Proprio a lei, di persona.

Emma è ancora vergine, e in un certo senso è un po’ imbarazzata ad esserlo, ma ha deciso che non riesce a immaginarsi di fare l’amore con nessuno dei ragazzotti un po’ grezzi che ci sono in giro, vuole qualcosa di meglio, vuole il sentimento e anche un po’ di romanticismo. Ha deciso che lo farà con Lui, che lo farà innamorare, in occasione del prossimo GP. Deve essere René il Primo, un francese, che sedurrà e da cui si lascerà sedurre con tutto lo sdilinquire delle sue erre mosce. E’ un anno che l’ha deciso, dopo quel Come stai, ed ora lo attende con ansia al controllo pass, con tutta l’aspettativa di un anno di fantasie. Eccolo che arriva, con la tuta già addosso. L’ha vista, sì, l’ha vista, ma non l’ha neanche guardata negli occhi, ha solo alzato di fretta una mano, col viso buio e le palle girate. Emma conosce i suoi motivi di malumore, li ha seguiti tutti sulla stampa, ma la delusione è grossissima, come se lui l’avesse insultata o presa in giro. Si sente arrossire dall’imbarazzo con gli altri ragazzi del controllo, a cui aveva raccontato di quel Come stai? aggiungendo molti particolari, anche inventati, ma non veramente inventati, solo aggiunti, perchè la storia fosse appena un po’ più carina, perchè ci fosse qualcosa di un po’ più personale, qualcosa in più da dire sui quei 10 secondi di gloria dell’anno prima. Le bruciano gli occhi, cerca di fare un sorriso convincente, come se non gliene fregasse niente, e dice qualcosa sulle previsione del tempo per la domenica.

Per quel giorno non lo rivede più, e dall’energia di desiderio accumulato per quell’uomo in tutti quei mesi di fantasie anche erotiche le è venuta fuori una grossa carica di provocazione rabbiosa, e dalla vergogna con i colleghi una grande spavalderia. Si mette a fare la civetta un po’ con tutti, e quando alla fine della giornata di prove passa un altro pilota francese, L., le scappa detto al collega "Questo si che è un bel figo, non quel nanetto di Arnoux". Allora il ragazzo trattiene il pilota per la manica e gli dice "Visto che belle tette? Facci sopra un autografo!" Ridono tutti, anche Emma, spavalda e imbarazzata insieme, e si avvicina al pilota con fare invitante e la penna. Mentre scrive l’autografo, lui le tiene il seno da sotto con la mano aperta, e nel suo italiano da Clouseau le dice "questò bello tavolò per escrivere". Lei sorride cercando di farsi vedere navigata, e magari un po’ indifferente .

La mattina dopo, Arnoux passa di corsa senza neanche guardarla, e lei si gira dall’altra parte facendo finta di non averlo visto. Ieri è stata la prima sera in cui a letto non ha potuto fare le sue belle fantasie, il giocattolo si é rotto.

L. invece le fa un bel sorriso, passandole due volte molto vicino. La seconda, lei ha la chiara sensazione che abbia fatto un movimento con la mano apposta per sfiorarle di nuovo il seno. Qualsiasi cosa per non sentirsi come il giorno prima con Arnoux. A fine giornata, quando ormai non c’è rimasto quasi più nessuno in giro, anche Emma inizia a preparsi al ritorno a casa. Si toglie la casacca bianca e rosa dei controllori, e resta con il suo vestito di maglina bordeaux. Ha avuto tanto caldo con quel vestito quasi invernale addosso, ma è il vestito che le sta meglio, quello che le toglie di più la pancia. E’ ancora delusa dal suo René ma è il GP di Imola, cacchio, non si può essere tristi dopo averlo atteso tutto l’anno. Si avvia verso l’autobus di casa, con i piedi stanchi su quei dannati trampoli, con la suola troppo sottile per quel ghiaino maledetto. Appena passato il ponte sul Santerno sente un colpo di clacson alle spalle. Si scansa, credendo di aver intralciato qualcuno, ma non passa nessuno e il clacson suona ancora. Si gira e in macchina c’è L. da solo, le offre un passaggio a casa. Emma si mette a ridere "Se mi accompagni finisce che ti perdi". "Bien, allora vieni a bere un aperitivo con me!".

Troppa fortuna, davvero non se l’aspettava, ma come è possibile che le stia succedendo davvero? Accetta e mentre lui si allunga ad aprirle la portiera, senza scendere dalla macchina, lei si raddrizza un po’ il vestito, mentre la bocca le si secca improvvisamente dall’emozione. Una volta seduta, non ha quasi coraggio di guardarlo in faccia, ma accetta subito di andare al suo Hotel per bere qualcosa. Chissà cosa, visto che Emma è astemia. Lui prende un bitter e lei lo stesso. E’ un po’ alcolico, se ne accorge subito, ma è tardi per cambiare e lo beve piuttosto in fretta, anche perchè non sa cosa dire. Lui parla dell’Italia e delle belle donne italiane, non snob come le francesi, e racconta di una vacanza che ha fatto a Porto Cervo, lasciando intendere di grandi prestazioni. Lei non sa che dire, fa solo finta di essere stata anche lei in Sardegna, ma i suoi collant neri troppo opachi non le reggono il gioco, e si sono raggrumati sul tallone dove batte la scarpa. Nasconde il piede dietro la poltrona, apre ma poi richiude la sua borsa, mentre - tanto per dire qualcosa - sull’appiglio Francia-Italia inizia a millantare amicizia con Ducarouge, il "Duca" (che le ha solo regalato due belle magliette tanto per disfarsene), ma la conversazione non decolla, ed è quasi sollevata quando lui guarda l’orologio. "Si è fatto tardi" dice lei prima che lo possa dire lui, ma invece lui la guarda e le fa "Non vuoi salire un attimo?".

Non sa bene che fare. E’ un po’ stordita, niente a che vedere con il poco alcol del bitter. Vorrebbe pensare ma le pulsa troppo il cervello. In qualcuna delle sue fantasie con Renè c’era un pezzo in cui lui la invitava a bere qualcosa in albergo, ma non ricorda più le sue battute, solo che lei era sicura di sé ed aveva un vestito nero molto elegante.

D’altronde pare che L. non sia molto interessato alla conversazione, le fa solo un sorriso e mentre si chiudono le porte dell’ascensore le sfiora con l’indice il sedere. Nella stanza, lei gli dice che ha bisogno del bagno, e solo quando si guarda allo specchio capisce che è impaurita. La mano che reggeva la tracolla della sua borsetta simil-pelle ha i segni delle sue unghie sul palmo. Però é decisa. Si farà. Si annusa le ascelle ma non puzzano, e non ha resti della piadina del pranzo tra i denti. Si vergogna quasi un po’ delle mutandine troppo sexy che aveva messo la mattina, pensando cosa?, si chiede adesso, quasi che fossero inadatte a una vergine. Si sente improvvisamente un’impostora, esce piano da bagno e lui si è gia messo a suo agio sul letto, con indosso solo gli slip. Lei arrossisce, grata alla penombra della stanza. Le fa cenno di avvicinarsi. Lei si siede bordo al letto. Lui si fa una risatina e si tira su, mettendole la lingua in un orecchio. La lingua nell’orecchio le è  sempre piaciuta. Anche Arnoux gliela mette sempre. E’ un buon inizio, cerca di rassicurasi ma le trema un ginocchio. Inizia a spogliarla, lei capisce che é il caso di fare qualche gemito. Lui apprezza. La bocca continua a essere secca, e quando lui finalmente la bacia le sembra di stare ingoiando un polpo. E’ secca anche tra le cosce, troppo impegnata a pensare a come dirgli che é vergine. Non sa bene che fare, lui gioca coi suoi seni, delicato ma un po’ meccanico. Di nuovo l’orecchio, le scappa un altro gemito, questa volta quasi vero. E’ rimasta solo con quelle ridicole mutandine di pizzo nero. Lui inizia a passarci sopra l’indice, fa un’altra risatina molto francese, e poi gliele toglie con abbastanza decisione. Emma allarga meccanicamente le cosce e mentre lui le si fa sopra inizia dire "devo avvertirti che sono .. " Ma la parola ‘vergine’ le si strozza in un urletto di dolore che spiega immediatamente anche a lui la situazione. Si tira indietro un po’ sorpreso, le chiede quanti anni ha e se ha voglia di farlo. "19" e "sì" gli sembrano risposte più che sufficienti, quindi continua con appena qualche precauzione in più. Lei non prova quasi più dolore, ma nessun piacere. Le gambe restano aperte, non è più neanche tesa, non gliene importa più quasi niente. Lui per fortuna é bene attento a non venirle dentro, poi salta quasi fuori dal letto, prende un po’ di carta per sè e poi le lancia il resto del rotolo. Un’occhiata all’orologio. Poi le fà "Certo questi italiani non capiscono proprio rien de rien di ragazze, eh?".

Lei gli risponde con un debole sorriso e inizia a rivestirsi. Lui, sempre l’occhio all’orologio, le fà "Vuoi prendere una doccia" ‘Sì, e me la porto a casa’ pensa lei "No grazie, vado a casa". "Hai bisogno di un passaggio?" "No grazie, stai pure tranquillo te".

In ascensore pensa ‘meno male che ho il vestito bordeaux, così se perdo altro sangue quando scendo dall’autobus magari non si vede. Quanto sarà durato tutto? Sono solo le 7, al massimo un’oretta. Faccio ancora in tempo con quello delle 19 e 26, che stasera a cena c’é pollo alla cacciatora’.

 

postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:40 |
 

 

Giallo a Milano. Due cadaveri, un uomo e una donna, forse stranieri e di un'età compresa tra i 40 e i 50 anni, sono stati trovati, questa mattina, in un giardinetto che si trova in una zona periferica del capoluogo lombardo. I due corpi, distesi quasi
simmetricamente, alle spalle di una cabina elettrica che si trova tra un distributore Agip e un negozio di autoaccessori, in via Salomone, sono completamente vestiti. Accanto a loro, due grandi borsoni e altri contenitori più piccoli, tra cui la borsetta nera della donna.

L'uomo è girato su un fianco, con addosso un giaccone verde, stringe ancora in pugno un coltello sporco di sangue, con una lama di circa 10 centimetri. La donna, di schiena, vestita in modo pesante, con pile e giaccone, presenta diverse ferite a volto e capo.

A fare la scoperta è stato un operaio che si stava recando al lavoro, e che ora viene sentito dagli investigatori. Sul posto è giunto il medico legale per l'esame dei cadaveri.

Secondo le prime ipotesi degli investigatori, la scena del delitto potrebbe essere compatibile con un omicidio-suicidio o con una aggressione durante la quale l'uomo avrebbe tentato una disperata difesa.

 









postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 13:00 |


sabato, marzo 06, 2004
 

 

Entro nel bar come ogni lunedì sera che saranno le nove, nove e un quarto. Senza salutare nessuno mi dirigo nella saletta del biliardo. Roffe scuote la testa in cenno di saluto facendo una strano smorfia con le labbra. Subito dopo, impugna la bottiglia di Moretti, riempie un bicchiere e me lo porge stando attento a non rovesciare il contenuto sul tappeto verde del biliardo.
Danilo, con la stecca tra le mani e la sigaretta che gli penzola dalle labbra, sbuffa smanioso. "Allora…..ti muovi o no!" Gli dice incitandolo a compiere il tiro.
Roffe molto lentamente fa un giro attorno al biliardo per vedere quale sia la posizione migliore per colpire il pallino. Opta per un improbabile tiro a tre sponde sulla quindici in buca laterale. Si genuflette in maniera molto plastica, simula due o tre volte il tiro e poi fa partire il braccio destro con un gesto secco e misurato. Il pallino sfricia la quindici quel tanto da darle un leggero effetto che ne devia la direzione.
Palo pieno con relativa bestemmia di Roffe che subito dopo si accende una sigaretta. "Ma come cazzo è possibile……." Dice scuotendo la testa "per una volta che avevo azzeccato il tiro…." Aggiunge laconico.
Involontariamente ha aperto il gioco a Danilo che si ritrova praticamente con due palle già messe. Resosene conto bestemmia di nuovo ed aspira una lunga boccata di sigaretta. "Va be', te la do vinta." Sospira in direzione di Danilo. "Facciamocene un'altra a punti così gioca pure Marco." Dice guardandomi.
Annuisco con il capo ed inizio ad ordinare le palle all'interno del triangolo. "Per me va bene!" Dico sorridendo, "chiaramente ci giochiamo una birra " continuo tra l'interrogativo e l'esclamativo.
"Sai cos'è……" Fa Roffe in tono di sfida, "giochiamocene due!" Io intanto le vado a prendere.
Esce dalla saletta con passo lesto, sicuro di vincere quella partita.

Quando Danilo azzecca la carambola che gli permette di mettere in buca una pesantissima dodici che chiude la partita matematicamente, Roffe si porta le mani sui capelli. "Che cazzo di culo!" Grugnisce inferocito "questa sera ti riesce tutto…..non li hai mai messi certi tiri, proprio stasera ti dovevi svegliare!"
Danilo ghigna compiaciuto, alza le braccia mimando con le mani il Ballo del Qua Qua ed inizia con la solita cantilena: "Ragazzi, la classe non è acqua….è cristallina. Non la sentite nell'aria? E' palpabile….."
Sorrido nel vedere la reazione di Roffe che, come sempre, pare prendersela davvero. Inarca le sopracciglia e scuote la testa borbottando un 'roba da matti' sincronizzato con i movimenti della testa.
Decido così di stemperare gli animi. "Che si fa, si prende un boccata d'aria o si sta tutta la sera a rimuginare su 'sta cazzo di partita?" Dico rivolgendomi a Roffe.
Danilo, sbellicandosi dalle risate, continua nell'imitazione di Romina Power "il biliardo non è per tutti…..pazienza!" Aggiunge impietoso.
Proprio in quell'istante, con la coda dell'occhio, intravedo Pendolino che se ne sta davanti alla porta con il solito bianchetto in mano. Non dice nulla, non ci saluta nemmeno. Dondola solamente la testa in vanti tanto da giustificare il suo soprannome, però, non stacca gli occhi dal tavolo nemmeno per un istante. Indossa il solito paio di pantaloni di velluto a costine blu cobalto ed il solito giacchino di renna anni '70. Come sempre pare uscito da un fumetto così conciato e con quei capelli tirati indietro con la gelatina. Si vede che ha voglia di giocare, ma non ce la fa proprio. Non è da lui aprire bocca e chiedercelo.
Così Danilo ci si avvicina e fa: "Facciamo un due contro due…..ci vado io con Pendolo!" E senza aspettare la nostra risposta, si gira di scatto, lo guarda negli occhi sorridendo e, con sarcasmo mischiato ad onnipotenza gli dice: "Scaldati Pendolo……andiamo io e te contro 'sti due piombi.
Fa sempre così quando vince qualche partita. E' la sua tecnica. Tenta di innervosire gli avversari trovando puntualmente il campo spianato quando ha a che fare con Roffe. Ma con me non attacca! Gli sorrido ironico pregustandomi l'imminente sfida.
Come da copione, invece, Roffe sbotta senza farsi attendere "Ci mancava pure questo mo'!" Ed accompagna la frase con un inequivocabile movimento del braccio.

La situazione è più o meno in parità. Loro hanno messo due palle più di noi ma Roffe, con un tiro da antologia, ha sospinto la otto in buca centrale. Anche se hanno una palla piazzatissima e l'altra non messa male, la buca della quindici è coperta dalla nostra sei che sta lì apposta senza che io e Roffe la muoviamo di un centimetro.
Danilo inizia così a sbagliare anche i tiri più facili. Solo Pendolino ci spera ancora. Butta dentro la nove e la quattordici e, sfumacchiando una emmesse, si mette a pensare a quale sia la traiettoria migliore per avvicinare la quindici. D'un tratto butta la sigaretta a terra, dondola la testa in avanti facendo una smorfia con la bocca e poi si piega sulle gambe tenendo la stecca stretta tra le mani. Senza esitazione spara un missile sul pallino che dopo tre sponde colpisce la quindici in pieno mandandola contro la nostra sei. Non so se l'abbia pensato o se sia stato solamente culo, fatto sta che la sei si è allontanata mentre la quindici si è andata a posizionare proprio di fronte la buca a cinque/sei centimetri di distanza.
Istintivamente Danilo abbraccia Pendolino e si lascia andare ad un: "Gran tiro…..bravo Pendolo!" Per poi sbottare a ridere sonoramente.
Guardo Roffe che con le mani a mo' di preghiera all'altezza del naso, scandisce la bestemmia più strana che abbia mai sentito. Sconsolato, si porta l'indice e il medio della mano destra sulla tempia ed inizia a sfregarli nervosamente. Socchiude gli occhi, abbassa la testa e si carezza la fronte con il palmo della mano. Bestemmia di nuovo prendendosela questa volta con Gesù bambino. Dice qualcosa a proposito del figlio di Maria intento in pratiche onanistiche con il bue e l'asinello. Così, per cercare di rimettere la partita, non mi rimane altro che tentare il tutto per tutto. Con un tiro di precisione metto la quattro cercando di far tornare il pallino in una posizione favorevole per colpire la sei. Ci penso su un attimo, poi sfodero un poderoso tiro di potenza. La sei si insacca in buca facendo un rumore sordo. Mi sfrego le mani compiaciuto mantenendo la triste consapevolezza che comunque, è ancora durissima. E' vero! Due delle tre palle che ci rimangono sono piazzate abbastanza bene, ma non si possono commettere errori. La loro quindici è praticamente messa. Basta sfiorarla leggermente di lato.
Prendo tempo sgranchendomi la schiena. Terminata l'operazione, scrocco una sigaretta a Roffe e aspiro velocemente i primi due tiri. Con gesto lento e misurato poggio la sigaretta sul bordo del tavolo. Senza pensarci tanto sferro un colpo vellutato che accarezza la due fino a farla cadere in buca. Con un po' di culo che non guasta mai, il pallino risale in una posizione ottimale che non lascia scampo alla cinque.
Adesso siamo pari. A noi manca la tre ed a loro la quindici, ma il tiro che mi attende è davvero impossibile. Decido così di giocare sulla difensiva per mettere in difficoltà Danilo. Come previsto, il pallino si va a nascondere dietro la tre coprendo il colpo agli avversari. Roffe entusiasta mi si avvicina e, brandendomi il pugno davanti al naso, mi esterna a modo suo, tutta la sua felicità.
Danilo, dal canto suo, si inumidisce le labbra riflettendo sul da farsi. Poi prende il pallino e con un sorriso sarcastico, lo consegna a Roffe: "Palla a voi……vediamo quello che sapete fare!"
Roffe rimane interdetto, questa mossa non se l'aspettava. Alquanto guardingo impugna la palla bianca ed inizia a giocarci facendosela scivolare tra i polpastrelli.
E' brutto segno quando compie questo rituale. E' sinonimo di nervosismo. Lo conosco troppo bene per accorgermene. Anche il volto assume un'espressione tesa, ma ecco che si decide. Con un gesto estremamente lento posiziona il pallino sul panno verde. Si piega sul tavolo e, accigliato, fa partire la stecca.
Quello che ne esce fuori è un tiro sballatissimo. Anziché avvicinarsi, la tre trotterella a rallentatore verso una zona morta del tavolo. Alche' Roffe si inventa una bestemmia pontificia. Questa volta ce l'ha con i polacchi che lavano i vetri ai semafori ed in particolare con un signore attempato che si fa chiamare Giovanni Paolo II. Digrigna i denti bestemmiando di nuovo con voce nasale e soffocata.
Anch'io sbuffo, m è un attimo. Non è perso ancora niente. Pendolino infatti, per mettere la quindici deve per forza giocare di sponda e questo, seppur di poco, ci mantiene ancora a galla. In aggiunta, la speranza di rimanere ancor in gioco è rafforzata dal fatto che Pendolo è completamente spostato e che quindi una cappella la dovrà pur fare in tutta la partita. Cazzo!
Prontamente Danilo si avvicina al compagno e cerca di consigliarlo sul tiro. Mentre parla, Pendolo si produce insistentemente in quel suo inconfondibile movimento del capo. Se uno non lo conoscesse penserebbe che stesse annuendo, ma non è così. Sono convinto che non ha capito una parola di quello che gli è stato detto e probabilmente anche Danilo la pensa come me tanto che, quasi sillabando, gli ripete per l'ennesima volta di colpire piano e di tirare dritto con un leggero effetto.
Il bastardo fa tutto alla perfezione. Stoccatina soffice, appoggio di sponda ed effetto impeccabile. La quindici cade in buca laterale facendo un tonfo secco. Come se non bastasse, senza riprendere fiato, spara un siluro sulla uno che si insacca a pressione con tanto di rinculo.
Il resto è immaginabile. Danilo sogghigna in maniera sguaiata, Roffe spara un Cristo a denti stretti, io rimango impietrito e Pendolino riattacca con quel cazzo di movimento ondulatorio.

 





























postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 15:41 |
 

 

Bologna 20 febbraio 2004

L'Arci ha venduto la frequenza di Radio Fujiko, i 94.700 Mhz su cui ogni settimana trentaseimila ascoltatori si sono sintonizzati da quattro anni a questa parte . Nella serata di ieri la cooperativa Not Available, proprietaria di Radio Città del Capo, ha ufficializzato l'acquisto della frequenza, già minacciato tempo fa. La vendita da parte dell'editore è avvenuta all'insaputa delle centinaia di persone che dal 25 agosto del 2000 hanno creduto in un progetto unico e indipendente nell'etere bolognese, e dell'associazione che li rappresenta. L'operazione commerciale è stata giustificata con un presunto allargamento dell'informazione pluralista bolognese, è invece l'annullamento di una realtà collettiva veramente libera e indipendente. Il sacrificio di Radio Fujiko 94.7 Mhz rappresenta un indebolimento ed una effettiva riduzione dell'offerta mediatica informativa e di intrattenimento. Una radio ampiamente apprezzata e consolidata nel territorio bolognese, seguita soprattutto dai giovani e realizzata grazie all'energia di appassionati volontari. Il disinteresse finora dimostrato dall'editore culminerà il primo marzo prossimo quando le storiche frequenze saranno occupate da Radio Città del Capo. L'associazione Radio Fujiko, costituita per difendere e valorizzare un progetto che ha rafforzato il mondo musicale bolognese, non accetta un oscuramento che cancella quattro anni di impegno e di successi. La soluzione c'è: è la creazione di un polo radiofonico metropolitano che nasca per ampliare, e non per limitare, l'offerta culturale. Spegnere una radio vuol dire ignorare le preferenze, i gusti, gli interessi di trentaseimila persone che nella sola città di Bologna ogni settimana si sono identificati in un'idea unica nel suo genere. La musica, l'informazione, l'intrattenimento e l'impegno sociale che ci hanno contraddistinto verranno di colpo cancellati il prossimo primo marzo . Bologna senza Radio Fujiko sarà più povera.

L'associazione "Radio Fujiko 94.7" lancia un appello a tutti gli ascoltatori, alle realtà sociali organizzate e alla città perché non lascino morire la più vitale esperienza culturale musicale e informativa espressa negli ultimi anni a Bologna. L'invito è quello di sostenere la sopravvivenza e la continuità di Radio Fujiko aderendo alla raccolta firme che l'associazione sta promuovendo nei punti di incontro principali della città. Una lunga maratona in diretta è cominciata ieri sera alle venti e continuerà ad oltranza fino al minacciato oscuramento della frequenza.

Associazione Radio Fujiko

 








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martedì, marzo 02, 2004
 

 

Speravate di esservela cavata dribblando il velista, l'iniziato al golf e quello che è appena stato mollato dalla morosa, ma qualcosa di molto peggio vi si è appena accomodato di fianco: è il novello esperto di vini. La specie è in pieno boom demografico: di solito è tra i trenta e i quaranta e ha appena terminato il corso base di sommelier organizzato dalla palestra o dalla parrocchia. Con crescente apprensione notate che disdegna il menù e inizia subito a sfogliare con sussiego la carta dei vini. Il suo sguardo accigliato trasvola d'un balzo Chateauneuf-du-Pape Guigal e Sassicaia e si addolcisce solo se riconosce qualche mediocre vinaccio che però ha già assaggiato e che fatalmente viene imposto alla tavolata anche si trattasse di accompagnare l'aragosta con un amarone. Mette in crisi il cameriere con domande su nomi fuori lista e annate risalenti a Luigi XIV. Questi balbetta qualcosa e fugge dopo aver servito una naturale e una gasata. Adora la barrique, sbava per i supertuscans, divinizza i cileni, sudafricani e australiani; disserta su Frescobaldi e Antinori come se ne fosse il vicino di feudo; le sue bibbie sono il Wine Spectator e il Gambero Rosso, ma le sue conoscenze enogastronomiche si riducono a: rosso con gli arrosti, bianco col pesce e moscato con i dolci.
Dopo aver individuato il vino, volge i suoi strali al set di bicchieri che di solito non va mai bene: quindi fa portare decanter, caraffe, un imbuto e calici grossi come palle da basket. Ma eccoci all'assaggio: in realtà, una pantomima, visto che il nostro, alle cui spalle ormai si assiepa una piccola folla di cantinieri inferociti, troverà il vino di suo gradimento. Il nettare viene fatto scivolare nel calice, afferrato con due dita nel punto più remoto della base (apprensione del cameriere e del proprietario) e fatto roteare con onde che ricordano la Tempesta Perfetta. La tensione è palpabile mentre procede l'analisi organolettica. Infila dentro il naso, chiude gli occhi ispirato, assaggia, effettua alcuni gargarismi, sciacqua come fosse collutorio, riannusa, aggrotta la fronte, non sembra convinto, oddio riassaggia, speriamo. Ed ecco la sentenza che declama ricorrendo all'intera terminologia disponibile.
Odore, profumo e aroma; stimolo, sensazione e percezione. Il colore è rosso rubino intenso tendente al granato o ambrato con riflessi arancione. Il profumo è fruttato, gradevole, intenso, con sentore di sottobosco, di pera williams, vanigliato. Il sapore è armonico, asciutto, pieno, robusto, austero, vellutato, lievemente tannico con retrogusto persistente o sentori di legno (se è un bianco scatta l'immancabile color giallo paglierino tendente al dorato con leggeri riflessi verdognoli, il profumo sottile, intenso, delicato e il retrogusto amarognolo, o delicatamente intenso). E' fatta. Con un cenno il "maestro" sdogana la bonardina della casa su cui, con sollievo, tutta la tavolata si scatena mischiandola con fondi di Coca Cola o rabboccandola con quelle due dita di minerale gasata "che altrimenti non la digerisco mica..."

 



postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | | 14:12 |
 

 

Vivevano nella casa dove si era consumato un atroce delitto senza saperlo. E l'hanno scoperto guardando la televisione. E' successo ad una coppia di londinesi: stavano vedendo un documentario in tv su un efferato delitto, quando hanno scoperto che il posto in cui un uomo aveva ucciso e fatto a pezzi la figlia adottiva era la loro casa, le quattro mura domestiche in cui vivevano.

Dopo l'imbarazzante scoperta, la coppia ha fatto causa al precedente proprietario della casa scena del delitto, sostenendo che sarebbe stato suo dovere informarli. Ma ieri un tribunale inglese ha dato torto ad Alan e Susan Sykes, i quali avevano sostenuto che non avrebbero mai acquistato quella casa da quasi 155.000 euro a Wakefield, West Yorkshire, nel dicembre 2000, se avessero saputo che lì 15 anni prima un medico aveva assassinato la sua figlioletta adottiva di 13 anni smembrandone il cadavere in oltre 100 pezzi.

La coppia, che dopo la scoperta ha messo in vendita la casa, ha citato per danni James and Alison Taylor-Rose, che gliel'avevano venduta. Ma la Corte d'Appello, giudice Peter Gibson, non ha riconosciuto legittima la loro richiesta, confermando la sentenza del giudice di primo grado. «Provo grande comprensione per questa coppia. Ma dobbiamo decidere sulla base dello stretto dettato di legge», ha detto Gibson. «Posso capire la loro reazione inorridita... resa più intensa dai dettagli forniti dal documentario», ha aggiunto, precisando che «c'era anche la possibilità che parti del corpo smembrato della vittima fossero ancora nascoste nella casa».
Gli Sykeses hanno faticato a trovare un acquirente e alla fine hanno ceduto la casa perdendoci quasi 15.000 euro. I loro avvocati hanno diffuso una nota in cui la coppia si dice «estremamente delusa dalla sentenza ma ancora convinta che il caso meritasse di esser portato in tribunale». Dentista biologo universitario, Samson Perera era stato condannato nel 1985 per omicidio. Parti del corpo della vittima furono scoperte sotto i pavimenti, in vasi di fiori e contenitori di caffè, mentre altre non sono mai state trovate.

 

 






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L'identikit dell'inseminatore ideale è ormai tracciato: è danese, ha gli occhi azzurri, è alto 180 centimetri e pesa 81 chili. È il ritratto di "Finn" il donatore di sperma più richiesto alla più grande banca dello sperma, la Cyro Bank, che produce 10mila porzioni di sperma l'anno e può contare su una clientela disseminata in 40 nazioni. Fino aggi "Finn" ha venduto 180 dosi del suo richiestissimo liquido seminale. A rivelarlo è il quotidiano milanese "Libero".

 

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lunedì, marzo 01, 2004
 

 

Si accende una sigaretta mentre sta facendo ossigenoterapia e prende fuoco. E' morta cosi' una donna di Padova, ricoverata per gravi insufficienze respiratorie nell'ospedale cittadino.

 

 

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