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mercoledì, marzo 23, 2005
L'UNICO augurio possibile alla fine della farsa di Alessandra Mussolini ammessa, esclusa e riammessa alle regionali del Lazio, è che la vicenda non varchi i sacri confini della patria, come avrebbe detto il nonno della signora. Purtroppo il combinato disposto fra l'ingombrante cognome della protagonista, la parentela Loren e la dirompente vis comica della storia, rischia di essere fatale per la già misera immagine della politica italiana all'estero. Del resto, è un soggetto perfetto da commedia all'italiana, se ancora ci fosse. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso di Alternativa Sociale, la lista della nipote, senza neppure entrare nel cuore della vicenda, senza stabilire se le firme erano o no false ma contestando una specie di vizio di forma.
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09:14 |
lunedì, marzo 21, 2005
Una madre può fare qualunque cosa per i figli, lo conferma, purtroppo, anche la storia di una donna indiana riportata ieri dal quotidiano "The Indian Express". Selvi Tamizhselvi, 37 anni, di Kodungaiyur, un paese vicino a Chennai, in India, si è tolta la vita in modo che i suoi due figli ciechi potessero riacquistare la vita. Il suo gesto estremo è stato comunque vano, perché i medici dell'ospedale di Sankara Nethralaya hanno detto che non c'è modo di trapiantare le cornee della madre ai ragazzi, di 17 e 15 anni.
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16:52 |
Parola di grande leader: dopo Umberto Bossi verrà Renzo Bossi. Intanto, si ricorda con gratitudine l'interregno di Manuela Bossi. Si precisa un grande disegno indipendentista che va dalla Finlandia (Aarno Bossi) al Maghreb (Mohammed Bossi), allargando magari i confini padani verso ovest (José Bossi) e dare poi l'assalto alle grandi pianure russe (Boris Bossi). Di questi Bossi sentiremo ancora parlare, temo. Nel frattempo, si delinea una lucida strategia: farsi annettere dalla Svizzera e dichiarare guerra alla Cina. Battaglia difficile, perché nel tempo che ci mette Bossi a finire una frase, oplà!, sono già nati 100 piccoli cinesi disposti a lavorare per un dollaro a giornata, mentre in una qualsiasi fabbrichetta padana gli esosi lavoratori padani si ostinano a volere un altissimo stipendio, che peraltro li fa campare a malapena, in Padania. Quanto agli svizzeri, non credo che fremano di impezienza per annettersi tutti questi Bossi. Sono svizzeri, mica scemi. Ci si prepara ora uno spettacolo indimenticabile, un kolossal epocale, un affresco di rara potenza: la Lega che mette le mani sull'economia mondiale, che discetta di finanza, che si esprime sui grandi indicatori macroeconomici planetari. Ed è già corto circuito. Tutti questi Bossi ora ci difenderanno nientemeno che dai cinesi, ma ancora stanno decidendo chi - esattamente - devono difendere. Gli imprenditori italiani che hanno già qualche fabbrichetta in Cina? Gli scarpari che fanno fare le tomaie a Timisoara, le stringhe a Durazzo e poi assemblano tutto qui (made in Italy), magari con mano d'opera immigrata a basso costo? E' un bel rebus del quale - direbbero i Bossi - bisogna al più presto trovare «la quadra». La parola d'ordine ora è «dazi», cioè imporre tasse sulle merci importate dalla Cina. Cioè creare qualche problemino alle aziende cinesi (che subito peraltro lo riverserebbero sui loro già sfigatissimi lavoratori), il che è esattamente il contrario, nella prassi, di una delle più gettonate teorie leghiste: aiutiamoli a casa loro Massima «umanitaria» che fino a qualche mese fa andava tradotta così: aiutiamoli a casa loro sennò vengono qui e ci contaminano la stirpe padana. E che ora invece va letta così: aiutiamoli a casa loro finché non fanno troppa concorrenza al signor Brambilla. Mentre parte la crociata contro la Cina (auguri), qualcuno deve aver sussurrato all'orecchio degli strateghi padani una cifra inquietante. Cioè che quasi il sessanta per cento del made in China che si vende nel mondo è prodotto da aziende europee, giapponesi e americane che sfruttano laggiù prezzi bassi e assenza di diritti. Si immagina la frenetica rumba delle sinapsi di Calderoli quando ha scoperto che mettendo i dazi ai cinesi finiva per danneggiare il famoso made in Italy. Per usare un linguaggio comprensibile alla base leghista, è un po' come tagliarselo per far dispetto alla moglie. Chiunque si sarebbe fermato a rifletterci un attimo, e invece, siccome una crociata tira l'altra, ecco partire in parallelo la battaglia padana contro le griffe, i brand più prestigiosi, la religione del «marchio» italiano che tutti, un giorno sì e l'altro pure, ci assicurano essere la nostra vera ricchezza. Design, innovazione, stile, capacità di vendere vestiti che costano come appartamenti e scarpe con prezzi da utilitaria. Tutta roba subito ribattezzata dalla Lega «fighetta style», in aperto omaggio ai Montezemolo, ai Della Valle e compagnia trendy. La battaglia si allarga. Dai contrafforti del varesotto ora si spara a tutto campo: contro i cinesi, contro i brand italiani e stranieri, contro la Ferrari che fa le felpe a un dollaro (in Cina) e le vende a cento (in Padania).
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13:35 |
Picchiata con un bastone di ferro perchè non accettava la proposta del marito: portare in casa la sua amante. Per cinque giorni una moglie è rimasta chiusa in casa e costretta a letto per i dolori, conseguenza delle percosse del consorte. postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | |
13:17 |
sabato, marzo 12, 2005
E' riapparso dopo quattro mesi durante i quali la Farnesina e la sua famiglia lo avevano dato per disperso a causa dello tsunami che ha flagellato la Thailandia il 26 dicembre scorso: e' Giancarlo Berruti, 67 anni, di Borgaro Torinese. postato da me: indovinami | indovinami@hotmail.com | |
18:56 |
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